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Extasy o ecstasy

 

Tra le amfetamine  un capitolo specifico va riservato ad alcune molecole che, come l'ecstasy, presentano particolari caratteristiche. Tali sostanze, le metossiamfetamine, associano effetti di tipo allucinogeno e psichedelico a quelli stimolanti tipici delle amfetamine "classiche".

Il nome di ecstasy è riferito ad una specifica sostanza chimica, e cioè la MDMA (3,4-metilendiossi-N-metilamfetamina). Tale sostanza fu originariamente sintetizzata in Germania nel 1914. In realtà, comunque, allo stato attuale esistono varie molecole simili all'ecstasy. Un'indagine realizzata in Inghilterra, ad esempio, ha accertato che 48 pastiglie circolanti sul mercato nero, all'apparenza uguali, erano tutte differenti per contenuto. In media, le pastiglie contengono dalle 2 alle 8 sostanze diverse di cui l'MDMA, ammesso che sia presente, è una delle varie metossiamfetamine. Ciò, naturalmente, suggerisce riflessione circa l'aleatorietà (in questo caso, ma anche in riferimento ad altri segmenti del mercato delle droghe) dei dosaggi e dell'effettiva composizione delle sostanze assunte. Oltre all'ecstasy, sono state sintetizzate, infatti, molte altre molecole che producono sull'organismo umano effetti simili (in varia misura e al tempo stesso stimolanti e psichedelici); ai lunghi e complessi nomi chimici corrispondono sigle molto sintetiche: DOM, MMDA, MDA, TMA. Le infinite varianti di queste molecole, progressivamente realizzate, pongono altresì non trascurabili problemi di identificazione e classificazione, anche ai fini legali.

Le metossiamfetamine, già conosciute negli anni '60 durante il movimento hippy, che aveva in San Francisco la capitale della produzione psichedelica, conoscono rinnovata e più massiccia popolarità a partire dalla fine degli anni '70, quando dalla West Coast si espandono in altri ambienti underground statunitensi. Durante gli anni '80 l'uso dell'ecstasy come droga "ricreativa" fa la sua comparsa in Europa e diventa progressivamente (come tuttora è) una delle droghe più usate nelle discoteche, nelle feste private, nei locali notturni. La diffusione europea dell'ecstasy avviene dapprima negli ambienti giovanili inglesi, nei "raves"; da qui raggiunge poi il Sud Europa e l'Italia. Nel nostro paese, a partire dal 1990, è stata inserita negli elenchi delle sostanze illegali.

Secondo alcune indagini basate sull'esperienza dei servizi pubblici per le tossicodipendenze (SerT), in Italia l'uso di ecstasy fra i nuovi utenti passa dal 10% nel 1992-93 a quasi il 33% all'inizio del 1995, quando sono stimati dai 50.000 agli 85.000 giovani consumatori per settimana, solo nei locali da ballo. Secondo uno studio svolto in alcune discoteche venete, il 47% degli intervistati ha usato ecstasy almeno una volta, con maggiore frequenza d'inizio intorno ai 17 anni (e fra i 13 e i 15 anni nel 15% dei casi).  La grande maggioranza degli intervistati (86%) dichiarava di associare altre sostanze (soprattutto alcol, ma anche cocaina, cannabinoidi, amfetamine) all'uso di ecstasy.

Dal punto di vista farmacologico, le metossiamfetamine sono state meno studiate delle altre amfetamine, poiché il loro uso medico non è mai stato significativo, ma limitato a sporadiche esperienze in psichiatria. Ad ogni modo sappiamo che a basse dosi gli effetti stimolanti dell'ecstasy sono moderati e accompagnati da sensazioni di euforia meno esacerbate di quelle procurate dalle amfetamine classiche. A dosi crescenti gli effetti stimolanti sono più intensi e si determinano stati psichedelici e allucinatori, anche se non del tutto sovrapponibili a quelli dell' LSD. Le metossiamfetamine vengono anche definite "empatogene" o "entactogene", poiché, parallelamente alla sensazione di maggiore lucidità e concentrazione tipica degli stimolanti, sembrano facilitare i rapporti interpersonali, sia allentando le inibizioni (ma in modo meno "disordinato" rispetto all'alcol), sia accentuando il desiderio di intimità (non necessariamente sessuale, comunque con rischi non indifferenti riguardo la possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmesse in condizioni mentali per vari aspetti non favorevoli alla messa in atto delle dovute precauzioni).

In ambito "relazionale", l'MDMA determina condizioni di particolare attenzione, sensibilità e capacità di comunicazione rispetto alle proprie ed altrui emozioni. Gli effetti dell'ecstasy sono altresì caratterizzati dall'accresciuta sensibilità alle variabili "estetiche". In ambito percettivo possono inoltre presentarsi fenomeni di tipo sinestetico (sovrapposizione delle sensazioni, ad esempio l'associazione di forme ai suoni e viceversa). Ad ogni modo sembra che, diversamente da quanto avviene per altre sostanze, il "set" (aspettative e situazione psicologica del consumatore) e il "setting" (situazione contingente e ambientale in cui avviene il "viaggio") possano sensibilmente influenzare gli effetti della sostanza.

E' probabile che la diffusione dell'ecstasy presso particolari segmenti della popolazione sia anche riconducibile al fatto che, diversamente da altre sostanze psicoattive, l'effetto soggettivo dell'MDMA non si accompagna ad alterazioni somatiche e funzionali molto evidenti. Nondimeno le amfetamine allucinogene possono procurare inconvenienti molto seri, soprattutto a causa dell'alterazione delle sensazioni e delle percezioni, per giunta in condizioni psico-fisiche in cui è illusoriamente accresciuto il senso di sicurezza. E' ovvio (nonché a volte tristemente evidente) che guidare l'auto in tali condizioni può essere oltremodo pericoloso per sé e per gli altri, così come svolgere ogni attività che richieda vigilanza, attenzione e raziocinio.

L'MDMA viene assunta per via orale e gli effetti durano in genere dalle 4 alle 6 ore. Fisiologicamente il consumo di estasy determina conseguenze (e rischi) perlopiù sovrapponibili (anche per ciò che riguarda i fenomeni di assuefazione, tolleranza e dipendenza) a quelle derivanti dall'uso delle altre amfetamine. Problemi cardiaci, renali o epatici possono derivare dall'aumento della pressione sanguigna e della frequenza del battito. Parimenti il repentino innalzamento della temperatura corporea, come già descritto nel caso delle amfetamine, può determinare disidratazione e gravi collassi (purtroppo non rari, soprattutto in relazione alle peculiari condizioni ambientali, nelle discoteche). Gli assuntori di ecstasy vanno altresì incontro a perdita dell'appetito, insonnia, tensione della mascella. Rispetto alle altre amfetamine, oltre a quanto già descritto, l'ecstasy e i composti simili producono maggiore affabilità, accondiscendenza, fiducia, determinando altresì la diminuzione delle difese, della paura, dell'aggressività, dell'ansia.

Gli effetti dell'abuso cronico di ecstasy possono condurre a situazioni depressive, psicotiche e determinare inoltre significativi e prolungati disturbi sulle capacità mnemoniche. L'astinenza successiva a ripetute assunzioni è altresì segnata da episodi di panico, ansia, irritabilità, instabilità dell'umore.

In persone affette da asma, diabete, epilessia, psicosi, sono stati riscontrati sensibili peggiormaneti dello stato di salute in seguito ad assunzione di ecstasy.

La neurotossicità dell'ecstasy, probabilmente superiore a quella delle amfetamine classiche, è un argomento relativamente al quale si registrano non poche preoccupazioni da parte degli studiosi. Danni a specifici neuroni, a volte irreversibili, sono stati registrati in esperimenti di laboratorio su animali. Tali dati, anche se non immediatamente riferibili all'uomo, non possono che richiedere massima considerazione.

Riguardo a una molecola della stessa famiglia dell'ecstasy, e cioè la DOM, sono stati descritti casi di morte per overdose. Episodi letali sono stati altresì riscontrati in concomitanza del consumo di metossiamfetamine e di particolari farmaci antidepressivi (IMAO o inibitori delle monoamminossidasi, che inattivano appunto le monoamminossidasi: enzimi responsabili della degradazione ossidativa delle ammine neurotrasmettitrici, qual è, ad esempio, la dopamina). Anche l'associazione con farmaci anti-retrovirali (ad esempio nella terapia dell'AIDS) può rivelarsi estremamente pericolosa. In questi casi la durata e la potenza degli effetti dell'MDMA può essere esaltata, con concentrazioni della sostanza nel sangue anche 26 volte superiore al normale ed esiti fatali.

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