Il
metadone è un analgesico oppiaceo
i cui effetti sull'organismo umano sono molto simili (se
non identici) a quelli di morfina
ed eroina.
A differenza di queste ultime, comunque, il metadone viene
prodotto integralmente in laboratorio e non ricavato da
prodotti vegetali. Il metadone fu sintetizzato nei laboratatori
della Germania nazista, allorquando la difficoltà nell'acquisto
di oppio (a causa dell'embargo bellico) rendeva necessarie
altre modalità di approvvigionamento di analgesici
per far fronte alle esigenze della guerra e dei suoi traumi.
Alcune
peculiarità farmacologiche del metadone ne hanno suggerito
l'uso, non di rado discusso, come sostituto terapeutico
dell'eroina in persone dipendenti. Rispetto a morfina ed
eroina, il metadone ha una maggiore efficacia per via orale
(nell'ambito delle dipendenze si usa la forma farmaceutica
dello sciroppo) e un'azione prolungata nel tempo: 24 ore
e oltre a fronte delle 6 - 8 di morfina ed eroina. In base
a tali caratteristiche si è pensato che il metadone potesse
consentire la disabitudine alle assunzioni ripetute e ravvicinate
di altri oppiacei e l'astensione dalla pratica ipodermica
(iniezioni endovenose, spesso in condizioni di igiene precaria).
Altra
peculiarità del metadone è relativa alla sindrome di astinenza,
particolarmente prolungata e fastidiosa, pur se leggermente
meno intensa rispetto a quella provocata da morfina ed eroina.
Il
metadone costituisce attualmente strumento farmacologico
nell'ambito delle cosiddette iniziative di "riduzione
del danno": strategie, si badi bene, che non mirano
immediatamente e necessariamente all'astinenza dalle sostanze,
ma a contenere le possibili conseguenze negative di situazioni
di dipendenza.
Numerosi
argomenti sono stati sollevati a sostegno o critica di tale
genere di approccio e delle prassi di sostituzione con sostanze
come il metadone. I propugnatori del metadone e delle sostanze
sostitutive sostengono che la somministrazione di tali farmaci
consente di ridurre le morti per overdose, la diffusione
delle malattie infettive e di affrontare con buona efficacia
varie altre implicazioni sociali relative alla tossicodipendenza.
Altri, oltre a considerare problematicamente e con beneficio
d'inventario tali affermazioni, ritengono che i medesimi
risultati positivi potrebbero essere conseguiti mediante
modalità di approccio e strategie meglio orientate al mantenimento
e conseguimento della condizione "drug-free" (assenza di
farmaci).
Il
metadone può essere utilizzato per brevi periodi di disassuefazione
dall'eroina, mediante somministrazione
"a scalare" (dosaggi
progressivamente decrescenti); naturalmente questo tipo
di protocolli terapeutici richiede la motivazione e la collaborazione
delle persone interessate (dipendenti) e la disponibilità
di supplementari forme di sostegno psicologico e sociale,
durante e dopo lo scalaggio. Sussidi che, nei limiti del
possibile, siano d'aiuto nell'evitare la prematura interruzione
del programma farmacologico stesso e il contestuale o successivo
ricorso ad altre sostanze.
Più
spesso, attualmente, il metadone viene somministrato secondo
programmi di mantenimento e
cioè per periodi di tempo prolungati e senza l'obiettivo
(immediato e/o necessario) di pervenire a una condizione
"drug-free". Secondo tale prospettiva i dosaggi di metadone
sono in genere più consistenti e possono venire progressivamente
innalzati laddove permanga il ricorso ad altre sostanze.
L'incremento dei dosaggi di metadone, determinando assuefazione
(sovrapponibile a quelle di morfina ed eroina, in relazione
al fenomeno della cosiddetta "tolleranza crociata")
dovrebbe progressivamente scoraggiare il ricorso ad altri
oppiacei, a causa della crescente difficoltà nell'ottenere
gli effetti gratificanti ricercati.
Tale
"filosofia" di trattamento e le prassi collegate destano
qualche perplessità in varie persone, per diversi e facilmente
immaginabili motivi di ordine pratico ed etico. Dal nostro
punto di vista, piuttosto che addentrarci in argomenti relativi
ai "massimi sistemi", preferiamo guardare con fiducia alle
potenzialità di ciascun individuo (ove si realizzino condizioni
appropriate), nel valorizzare le proprie capacità di autonomia
psicologica e di indipendenza da situazioni limitative della
libertà personale. Ciò a discapito di ogni polemica e strumentalizzazione.
Corollario
non trascurabile dell'uso clinico del metadone nell'ambito
dei trattamenti sanitari per le dipendenze è la cosiddetta
"methadone diversion": parte
del metadone erogato su specifica prescrizione viene dirottato
al mercato "grigio", per molti aspetti contiguo a quello
"nero" degli stupefacenti illegali. E' ovvio che la destinazione
del metadone ad usi impropri rispetto a quelli prescritti
e a terzi è irregolare (al di fuori di particolari e ben
circoscritte autorizzazioni e procedure codificate). In
tale ambito il commercio costituisce fattispecie di rilevanza
penale, sanzionata dalla vigente normativa sugli stupefacenti.
La
buprenorfina è una molecola
di sintesi che da qualche anno viene utilizzata nei trattamenti
sostitutivi in alternativa al metadone. In genere si ricorre
alla buprenorfina laddove la dipendenza sia di bassa o media
intensità. Si tratta di una farmaco "agonista/antagonista"
degli oppiacei: presenta contemporaneamente caratteristiche
farmacologiche in parte simili, in parte opposte a quelle
di morfina, eroina, metadone. La buprenorfina agisce su
alcuni recettori determinando gli stessi effetti di morfina
e simili, su altri recettori si comporta in modo ben diverso.
Da ciò ne discende che la buprenorfina può determinare una
situazione psico-fisica di tipo narcotico, pur rendendo
l'organismo "insensibile" agli effetti degli oppiacei agonisti
puri. Da questo punto di vista, se gli effetti di morfina,
eroina, metadone si sommano fra loro, ciò non avviene con
la buprenorfina che, nei loro confronti, si comporta da
"antagonista".
Tale
peculiarità del farmaco richiede specifiche modalità di
utilizzo. In primo luogo ogni trattamento con buprenorfina
deve avere inizio dopo un certo lasso di tempo di astinenza
(minimo 24 ore) da agonisti puri, onde evitare il verificarsi
di una crisi di astinenza. In secondo luogo vanno osservate
tutte le cautele relative all'uso degli antagonisti, come
indicato nella specifica pagina consultabile attraverso
il link sopra indicato.
Anche
la buprenorfina (Temgesic, Subbutex) presenta una significativa
efficacia per via orale (compresse, pastiglie sublinguali)
e una durata d'azione prolungata. La sindrome di astinenza
conseguente alla sospensione di ripetute assunzioni di buprenorfina,
per quanto sensibile, è meno severa di quella relativa a
morfina, eroina, metadone e ha un inizio ritardato e una
durata prolungata.
Quanto
scritto riguardo le terapie sostitutive con metadone piò
essere considerato significativo anche in riferimento alla
buprenorfina.