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antonio
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Spedito - 07/02/2004 : 21:38:28
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Mauro e Alesandro si conoscevano fin da ragazzini: abitavano nello stesso quartiere e avevano fatto amicizia all'oratorio dei salesiani, dove si trovavano spesso, al pomeriggio, per giocare al pallone.
Forse la simpatia che era nata fra loro era dovuta, almeno in parte, a tratti di carattere simili: entrambi alquanto riservati ma anche di piacevole compagnia.
Mauro e Alessandro cementarono la loro amicizia anche oltre l'oratorio e le partite di pallone: il liceo, le feste tra coetanei, gite al mare, i primi flirt.
Ai due si aggiunse Massimo, un ragazzo di grande simpatia ed estroversione. Ma intanto si insinuavano le prime canne e via via tutto il resto.
Mauro, Alessandro e Massimo avevano tanti amici e amiche.
Alessandro era un ragazzo biondo, con gli occhi azzurri e i lineamenti ben disegnati. Di modi estremamente garbati, era ammirato e benvoluto dalle coetanee, che desideravano la sua compagnia. Ma Alessandro sembrava risparmiarsi per impegni sentimentali seri e prolungati. Anche se, a quanto pare, la sua fedeltà era messa a dura prova e spesso vacillava.
Massimo era tanto simpatico quanto brutto e invidiava affettuosamente Alessandro per le simpatie femminili riscosse. Tuttavia i tre, Mauro, Alessandro e Massimo, a poco a poco iniziarono a riservare le loro attenzioni alla stessa donna, tanto attraente quanto infida.
Si infognarono nella droga.
L'allegra freschezza delle compagnie frequentate a poco a poco mutò sotto una cupa cappa di piombo. Eppure tra Mauro, Alessandro e Massimo, non venne mai meno la reciproca lealtà e i loro rapporti personali, seppure intristiti, non furono mai intaccati da spiacevoli episodi, come purtroppo non di rado avviene in certi frangenti, quando le sostanze oscurano ogni cosa.
Mauro decise di cambiare: salutò gli amici e andò in una comunità.
Alessandro provo ad andare da uno psicanalista, cui espose la propria situazione. Il terapeuta gli propose di iniziare regolari sedute al costo di 80.000 lire cadauna. La risposta di Alessandro fu: "vede, dottore, il mio problema consiste proprio nel fatto che se io ho 80.000 lire in tasca vado a farmi una pera, piuttosto che portarle a lei".
La terapia finì prima di cominciare.
Intanto Massimo morì.
Nel frattempo Mauro proseguiva il suo percorso in comunità, dove fece amicizia con altri due coetanei: Giacomo e Gaetano.
Allo stesso tempo le condizioni di Alessandro iniziarono a peggiorare e non riusciva in alcun modo a modificare la sua condizione di tossicodipendenza.
Dopo un paio d'anni Mauro, in comunità, stava già abbastanza bene. Alessandro lo contattò per chiedergli se vi fosse possibilità di raggiungerlo. Di lì a poco anche Alessandro arrivò in comunità.
Ma non era più lui.
Mauro si trovò di fronte una persona del tutto cambiata e in gran parte assente.
Mentre il gruppo di accoglienza gli forniva qualche indicazione relativa alla convivenza all'interno della struttura, Alessandro rimaneva immobile, come se non ascoltasse. Quando gli fu chiesto di esprimersi, la sua unica risposta fu quella di aprire la cerniera dei pantaloni per mostrare il pene.
Evidentemente Alessandro non era molto presente. O forse lo era in modo un po' "atipico".
Ad ogni modo fu accolto in comunità e Mauro, in quesi giorni, provò a stargli vicino, con i suoi nuovi amici, Giacomo e Gaetano. ma dopo pochi giorni Mauro abbandonò il percorso comunitario perché, disse, "qui sono tutti matti".
Dopo un altro annetto Mauro, Giacomo e Gaetano terminarono il loro percorso residenziale, ma continuarono a frequentarsi e a sentirsi. Ma di lì a poco Gaetano, per vecchi stascichi sanitari legati alla precedente tossicodipendenza, morì. Dopo qualche anno anche Gaetano lasciò questo mondo.
Mauro, nel frattempo, era tornato nella sua città. Alessandro si rimise di nuovo in contatto con lui. Ormai stava molto male. Bombardato di psicofarmaci non usciva più di casa, dove viveva con i suoi in un clima non molto allegro.
Alessandro inoltre era stato lasciato dalla sua ragazza con cui aveva intrecciato, fin dall'adolescenza, una lunga e travagliatissima storia. Lei consumava occasionalmente qualche droga e rimproverava ad Alessandro di non sapersi controllare in questo. Lo rimproverava e si riprometteva di aiutarlo, ma poi lo incaricava dei suoi approvvigionamenti occasionali e saltuariamente accettava qualche spinello e qualche pista.
Finché la storia finì.
Mauro continuò ad andare a trovare Alessandro con una certa frequenza, come quando erano ragazzini spensierati. Ma la situazione era molto, molto diversa da quella originaria.
Finché, dopo non molto tempo, anche Alessandro morì. Così come, in quel periodo, molti altri loro amici ed amiche.
Mauro non andò ai funerali di Alessandro, né a fare le condoglianze ai familiari. E da allora non volle più sentire parlare di certi argomenti.
Come dargli torto?
Saluti a tutti
Antonio
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bucaneve
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Spedito - 08/02/2004 : 01:21:16
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Un racconto molto corrispondente al vero, o magari è una storia che racconti perchè ne sei venuto al corrente. Purtroppo i percorsi sono proprio questi, non c'è scampo. Lo capisco, io...ma vorrei davvero che i giovani che lo leggeranno, potessero rifletterci seriamente. Specialmente qualcuno che crede di poter gestire la droga.... Purtroppo a mio parere è impossibile e se magari inizialmente qualcuno la controlla, poi inevitabilmente sarà lei ad avere il sopravvento. Riguardo all'ultima frase, Antonio, quella che dice "come dargli torto"...credo che sia una reazione legittima e non solo sai per coloro che hanno vissuto vicende così tragiche che riguardano direttamente i loro amici , ma anche quelli che ne sono passati attraverso un po' meno tragicamente, una volta usciti dall'ambiente tendono a tenersene lontani...e non mi riferisco al luogo fisico, perchè tossicodipendenti ce ne sono dappertutto...intendo lontani mentalmente. Forse è paura, insicurezza, rifiuto non delle persone che usano ma rifiuto di ricordarsi come tali loro stessi. Noto questo in mio figlio.Lui che ha scelto psicologia a indirizzo clinico e di comunità, perchè inizialmente voleva dare il suo aiuto ai ragazzi tossicodipendenti e motivava la sua scelta dicendo che avendo anch'egli sofferto per questo, pensava di comprenderli meglio...ora, invece, a distanza di due anni, quando me ne parla dice che si occuperà "anche" di loro, ma non solo. Io credo che sia un distacco salutare, almeno per il momento...e che questo significhi che il suo mondo si sta allargando. Grazie Antonio per questo racconto. A quando un nuovo libro? Un abbraccio. Graziella
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ezio
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Spedito - 08/02/2004 : 04:45:41
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Grazie.
Ezio _______________________________
"Non sia mai che qualcuno venga da voi e non se ne vada migliore di com'era quando è venuto: più felice." Gonxha Agnes Bojaxhiu
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peppe
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Spedito - 08/02/2004 : 05:10:36
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Non so se quanto hai scritto é una storia o un fatto veramente accaduto. Io presumo che il tutto é vero. L'ho apprezzata molto anche perché, in fin dei conti anche se fosse una storia , é la dura realtà. Peppe
Peppe peppe@insiemesenza.org
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antonio
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Spedito - 08/02/2004 : 10:18:52
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Purtroppo, come avete intuito, non si tratta di parti della fantasia ma di personaggi tragicamente reali. Chissà, magari non si sono create opportunità e condizioni adeguate affinché le cose potessero prendere una piega meno "prematura". Graziella, credo che quell'ANCHE di cui parla Alberto sia molto, molto significativo e pieno di risvolti. Se ne potrebbe parlare a lungo. In sintesi direi che "ANCHE" si oppone a una dimensione "totalizzante". Grazie per l'invito a scrivere un libro, ne deduco apprezzamento. Sai, sulla scorta del precedente intervento e del tuo invito mi viene in mente una sorta di antologia "double-face": Spoon River intrecciata e confrontata con altre evoluzioni meno funeree. Il materiale non manca, purtroppo ne ho un archivio mentale quasi smisurato. Magari lo scriviamo e lo mettiamo in versione scaricabile sul sito, in modo da non arricchire gli editori. Abbracci Antonio
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bucaneve
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Spedito - 08/02/2004 : 10:34:50
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Ottima idea!
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PietraDiLuna_o00o
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Spedito - 08/02/2004 : 19:22:51
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Il racconto mi ha disturba ma non quanto la domanda finale:" Come dargli torto?"
Uno cerca di allontanarsi e-o dimenticare tutto quello che gli ricorda un episodio o pure cerca di aiutare a modo suo (ci sono diversi modi di aiutare chi soffre o è coinvolto in una cosa vissuta o conoscuita).
" Come dargli torto?" secondo me NESSUNO
La scelta deve essere fatta ed acettata per quella che è cioè quello che gli permette di andare avanti in tutta serenita e positivamente.
a presto
Pietra
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ydolum
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Spedito - 12/02/2004 : 18:51:28
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caro antonio.... dopo 5 giorni leggo la tua storiella, e accomuna in parte la mia. tanti miei "conoscenti di avventura" o se' vogliamo chiamarli "amici" sono morti , chi x overdose chi x malanni vari. "GENERAZIONI ANDATE IN FUMO". e mi sembra altrettanto strano ma vero, che io sia qui' a scrivere!! e proprio vero ognuno a un santo in paradiso.... ed io c'e' l'ho!! questo vale da monito a questo flagello che attanaglia la nostra societa, oggi sembra quasi che si voglia lasciare uno spazio anche x la cultura della droga !! di cose ne avrei da dire...quando vedo scritto " che si puo ma con moderazione"!?!? e questo che abbiamo , ho hanno inculcato nei giovani !! COME IN TELVISIONE : SANNO CHE NUMERO DI SCARPE PORTA TOTTI.... MA SE GLI DOMANDI IL NOME DI GARIBALDI.... UN'AIUTINO X FAVORE!! e vogliamo promuoverli con il 5.... ma si anche con il 4 anche con il 3.... ma che ci vanno ha fare a scuola promoviamoli tutti !! senno' ha pure un trauma... ho i genitori se la prendono con i professori xche non li hanno capiti!! penso che ha volte metterli alla gogna non serve xche' gli esempi che si vedono in giro e che hanno in questa societa non sono dei migliori , ignoranza che galoppa e tanta.... e di idee in giro se ne vedono ben poche. un saluto dante.
dante
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ydolum
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Spedito - 12/02/2004 : 18:53:51
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caro antonio.... dopo 5 giorni leggo la tua storiella, e accomuna in parte la mia. tanti miei "conoscenti di avventura" o se' vogliamo chiamarli "amici" sono morti , chi x overdose chi x malanni vari. "GENERAZIONI ANDATE IN FUMO". e mi sembra altrettanto strano ma vero, che io sia qui' a scrivere!! e proprio vero ognuno a un santo in paradiso.... ed io c'e' l'ho!! questo vale da monito a questo flagello che attanaglia la nostra societa, oggi sembra quasi che si voglia lasciare uno spazio anche x la cultura della droga !! di cose ne avrei da dire...quando vedo scritto " che si puo ma con moderazione"!?!? e questo che abbiamo , ho hanno inculcato nei giovani !! COME IN TELVISIONE : SANNO CHE NUMERO DI SCARPE PORTA TOTTI.... MA SE GLI DOMANDI IL NOME DI GARIBALDI.... UN'AIUTINO X FAVORE!! e vogliamo promuoverli con il 5.... ma si anche con il 4 anche con il 3.... ma che ci vanno ha fare a scuola promoviamoli tutti !! senno' ha pure un trauma... ho i genitori se la prendono con i professori xche non li hanno capiti!! penso che ha volte metterli alla gogna non serve xche' gli esempi che si vedono in giro e che hanno in questa societa non sono dei migliori , ignoranza che galoppa e tanta.... e di idee in giro se ne vedono ben poche. un saluto dante.
dante
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sorriso
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Spedito - 12/02/2004 : 19:46:42
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Dante, sono pienamente d'accordo con te... proprio a proposito di giovani martedì un ragazzo dove lavoro mi ha confidato di far uso di droga... ed i suoi compagni hanno poi trovato la forza di fare altrettanto e di dirmi fra le lacrime che loro possono fermarsi quando vogliono... che si può fare con moderazione... che non vogliono però dei genitori-amici, ma solo dei genitori... che hanno paura degli altri, di aprirsi, di confidarsi, dei giudizi... ma chi li aiuta ad essere loro stessi? chi fa sorgere in loro il gusto degli ideali, la ricerca di valori autentici sui quali fondare la vita... il gusto di stare al mondo... E non ci si mascheri dietro il fatto che "loro non ascoltano nessuno... che fanno come fa la massa...che sono vuoti..." perchè se c'è chi è disposto ad afferrare una mano che gli viene tesa per dare un senso alla vita è proprio il giovane... se c'è chi cerca autenticità (che lo sappia o meno) sono proprio loro...i ragazzi delle nostre scuole, delle nostre strade, delle nostre discoteche, delle nostre famiglie... tutt'altro che vuoti... pieni di una vitalità che non sanno di possedere, che soffocano prima ancora che venga alla luce... credo che basterbbe chiedersi "perchè?"... per fare un piccolo passo in loro favore...
quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se questa goccia non ci fosse all'oceano mancherebbe!!!!!
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ydolum
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Spedito - 12/02/2004 : 20:25:36
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cara sorriso... oggi si fa' il contrario, la famiglia a delegato alla scuola quello che dovrebbero fare loro, e viceversa i professori piu' di tanto non fanno. e cioe' il contrario di quanto si fa' oggi, quando si alimenta L'InFANTILISMO, figlio del PERDONISMO ( non pagare x i propri errori), del GISTIFICAZIONISMO(il nostro ragazzo ha sempre ragione; mio marito fa sempre bene e viceversa), del CONSUMISMO( col denaro si puo avere tutto, dunque ho diritto, a tutto) DELL'ASSENTEISMO( non tocca a me), DELL'ANTIPROIBIZZIONISMO( nessuno mi deve proibire niente xche' ho diritto a tutto). un ragazzo fa' cosi' xche' lo fanno altri. non fare cosi' vuol dire tagliarsi fuori: dalle compagnie, dalle notti insieme, dalle ragazze,dagli amori,dal sesso. o hai una liberta' senza cofini, o sei una "m...". se un genitore gli chiede: "dove vai?", mai rispondere: tradisci te ed i suoi compagni". un saluto dante.
dante
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bucaneve
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Spedito - 12/02/2004 : 20:26:09
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Avrei davvero piacere di sentire quello che hai ancora da dire, Dante. Penso che le tue opinioni potrebbero "raddrizzare" certe idee confuse che qualche giovane qui ha manifestato. Certamente tu sarai più credibile di una madre che scrive di cose che ha vissuto solo di riflesso. Riguardo a quanto dici, Sorriso, hai proposto un tema che mi trova molto d'accordo ed è quello relativo ai genitori -genitori in contrapposizione ai genitori-amici che tanto successo hanno avuto in passato. Io credo che questo ruolo di amici, spetti ai coetanei o a persone che non sono i genitori. Ne sono convinta dopo averlo capito a mie spese: io sono stata la madre aperta, quella che concedeva più fiducia e più libertà di movimento, quella che parlava apertamente di tutto. Però, non sono riuscita a rendere bene la mia figura di "autorità" all'interno della famiglia, intesa non come autoritarismo ma come persona che imprime delle giuste direttive. L'ho capito un po' tardi e ora lo sono diventata,e questo tardivo cambiamento ora è oggetto di apprezzamento ma non mi esime dal prendermi le mie belle critiche che riguardano il passato. Il limite è molto sottile, fatto di impostazioni che presumo debbano essere assunte fin da quando i figli sono piccoli. Da quanto mi dice mio figlio, un ragazzo ha bisogno di avere delle figure di sostegno in famiglia, figure che sanno negare alcune richieste se le ritiene poco opportune, madre o padre (meglio entrambi) che siano in grado di non cedere, motivando esaurientemente i dinieghi, senza farsi condizionare dall'affetto al punto di darsi per vinti. Io credo che un atteggiamento fermo e coerente possa infondere molta sicurezza, magari verrà pure contestato, ma fondamentalmente risulterà positivo per la formazione del figlio. Insomma, come dice il titolo di un libro : I no fanno bene. Ciao a tutti. Graziella
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Bogus
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Messaggi 140 |
Spedito - 12/02/2004 : 20:47:31
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Dante sei veramente un grande hai una sanissima rabbia è le idee chiarissime è piacevolissimo leggerti,è anche io come Graziella sarei felice di leggere il resto delle cose che avresti da dire.credo che sarebbe di moltissimo aiuto a molti ragazzi con i pensieri " confezionati è gia pronti a l'uso "
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peppe
Ospite Senior
   
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Messaggi 827 |
Spedito - 12/02/2004 : 21:14:33
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Ciao Dante, raccontaci ancora qualcosa sulle tue esperienze: é molto utile per noi e per tutti quelli che ci seguono. Un abbraccio.
Peppe peppe@insiemesenza.org
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ydolum
Ospite collaboratore
  
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Messaggi 350 |
Spedito - 12/02/2004 : 22:17:07
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c'e' chi e meglio di me ragazzi ; grazie cmq. volevo divi che ci sono momenti in cui e' importante dirlo; altri in cui lo e' di meno; altri, infine, in cui e dannoso o inutile. pero' ci sono situazioni in cui dirlo e essenziale se si vuole essere corretti, onesti, e se' non si vuole prendere in giro le persone, istituzioni, o organismi . potevo essere sotto terra ad allungare gia' le fila di morti.... invece sono qui' a dirvi EVVIVA LA VITA' !! dante
dante
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va.ni
Ospite accreditato

Messaggi 146 |
Spedito - 13/02/2004 : 14:01:30
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caro dante vorrei anch'io gridare evviva la vita............ma io non ci riesco proprio!sopratutto in questo momento!!!!!!!!!!!ciao
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PietraDiLuna_o00o
Ospite collaboratore
  
Messaggi 567 |
Spedito - 13/02/2004 : 14:55:18
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Caro-a va.ni mi sembra che il tuo cammino sia difficile in questo momento, se vuoi condividere con noi, siamo qui con e per te. Desideri parlarne? Puo contattare uno degli modatori in privato (email cliccando sul loro nick a sinistra) o aprendo una discussione nuova. Ti auguro un po di serenita. Pietra
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PietraDiLuna_o00o
Ospite collaboratore
  
Messaggi 567 |
Spedito - 13/02/2004 : 14:59:09
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Ne appofito per darti il benvenuto (mi son resa conto ora che ti sei registrato/a oggi stesso). Pietra
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ydolum
Ospite collaboratore
  
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Messaggi 350 |
Spedito - 13/02/2004 : 22:44:15
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ciao va.ni.... niente e facile nella vita, basta avere un poco x incominciare di volonta'.... questa la devi avere x ribaltare la situazione. cos'e' che ti preme in questo momento? dante.
dante
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ydolum
Ospite collaboratore
  
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Spedito - 13/02/2004 : 23:06:57
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continuando a parlare dei giovani, dei figli, senza avere la pretesa di insegnare qualcosa, parto da delle costatazioni, stimolare a delle riflessioni, xche troppe volte, x timora di apparire come facili maestri, si va' all'eccesso opposto e si cerca di evitare ogni contributo , e di far finta di non sapere. i figli sono la ragione e la vita della famiglia. sono fonte di gioia e di orgoglio, ma altre volte sono cause di ansie, paure,angosce e, xche' no, anche di dolori. qualche volta a torto, altre volte a ragione. educare i figli degli altri, correggerli, condividerci x qualche momento, e molto piu' facile che occuparci dei notri. questo lo sappiamo e la storia di sempre. anche xche' la relazione, in questo rapporto, non e' quella vissuta insieme con loro, a distanza ravvicinata e quotidiana, ma e una relazione occasionale. non e vincolante, ma e libera. ci sei o non ci sei, ti vedo o no, non cambia molto. caso mai e una novita' !!! ma vivere nella stessa casa, dividere gli stessi spazi e temperamenti, il cibo, il riposo, il lavoro e lo svago,beh, e' veramente un'altra cosa; e il quotidiano. esattamente il contrario dell'avventura. dante.
dante
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