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antonio
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Spedito - 01/01/2004 : 21:38:22
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Spero che abbiate ben digerito i pasti festivi, cosicché vi sia possibile metabolizzare questa mia. In ogni caso mi scuso per questa pappardella per la quale, come sempre, posso accampare l’unica attenuante del non obbligo di lettura.
Ciò su cui desidero di riflettere, comunque, come avrete notato dal titolo, è quello strano fenomeno che và sotto il nome di “egocentrismo”. Si tratta di un atteggiamento che, non di rado, viene considerato associato alla condizione di dipendenza. O meglio, agli atteggiamenti mentali ad essa sottostanti.
Etimologicamente il significato della parola in questione è abbastanza evidente, nonché direttamente riferito alla tendenza che pone (o vorrebbe porre) sé stessi al “centro”.
Al centro di che?
Ecco, a tale riguardo forse l’egocentrismo non ha un particolare oggetto. Anzi, potrebbe essere una tendenza di fondo che si manifesta in modo indifferenziato e in diversi ambiti. Così potrebbe esistere un egocentrismo “relazionale”, laddove la spinta potrebbe tradursi ad essere centrali nei confronti degli altri, o anche quello che definirei un egocentrismo ”psicologico”, che potrebbe condurre gli individui a chiudersi in un proprio sistema mentale con scarsa propensione ad accettare categorie estranee, a meno che queste non vengano ricondotte alle proprie.
Spesso si dice che l’egocentrismo è una qualità infantile e personalmente concordo su tale interpretazione. L’infanzia d’altronde ha bisogno, per sopravvivere e garantire la sopravvivenza della specie, di particolari attenzioni dagli altri. Gli adulti sono chiamati, in questo senso, a un compito particolare: soddisfare i bisogni infantili nello stesso tempo stimolando un processo che condurrà i più giovani a potere provvedere a sé stessi, estendendo progressivamente le proprie competenze pratiche e di altro genere.
Probabilmente sia la carenza che l’eccesso di attenzioni, lungo questo processo, possono avere conseguenze non ottimali. (Ammesso e non concesso che sia possibile una crescita “ottima”).
Io credo che ciascuno di noi, direi per fortuna, dentro sé stesso rimanga in parte infantile. E da ciò perso che si possano trarre anche particolari soddisfazioni e modalità di conforto. A mio avviso la “crescita” non é un integrale sostituzione dell”io infantile” con l’”io adulto”. Penso piuttosto che sia una progressiva giustapposizione della seconda sfera alla prima. Alla ricerca di un equilibrio non facile.
A mio modo di vedere, il processo di superamento della dipendenza attiva ha non poco a che vedere con questo processo. Che le sostanze siano in grado di soddisfare (illusoriamente) molti bisogni, penso sia un’affermazione condivisibile. E spesso mi sembra che, in certe situazioni, si tenda a colmare l’assenza delle sostanze col ricorso ad altre strategie “regressive”: un rapporto interpersonale o affettivo particolarmente rassicurante e protettivo, altre modalità psicologiche e relazionali per soddisfare comunque il bisogno di egocentrismo minacciato.
Forse potremmo giungere ad affermare che il processo di transizione verso la “maturità” (seppure imperfetta come tutte le cose di noi umani) potrebbe consistere non nella sostituzione dell”io infantile”, ma nella parallela strutturazione di un “io adulto” che possa anche prendersi cura del nostro “io infantile”, senza necessariamente ricorrere a protezioni esterne. Ma non è facile. Come non è facile il ruolo di chi si appresta a favorire questo tipo di percorso, sia nei riguardi di “infanti”, sia nei confronti di persone un po’ più grandette ma che comunque, con questo ordine di cose, si trovano ad avere a che fare.
Crescere non è facile. Non è facile e forse neanche piacevole renderci conto che gli altri non sono sempre lì a soddisfare i nostri bisogni, i nostri impulsi. O perlomeno non nel modo e nei tempi in cui noi vorremmo. Anche perché possono pure non essere in grado. Non è facile accettare modalità di relazione in cui il “Noi” non sia più fusione assoluta, ma libero confronto fra personalità separate, autonome e libere.
Non è facile accettare l’aiuto quando questo non è più l’incondizionata e indiscriminata soddisfazione dei nostri impulsi e dei nostri bisogni. Non è facile misurarsi con le proprie incertezze e insicurezze anziché sfuggirle o esorcizzarle. Non è facile rendersi conto che fra gli opposti ci sono infinite sfumature.
Ma vivere, è facile?
Ciao a tutti
Antonio
Modificato da - antonio il 01/01/2004 23:14:15
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ezio
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Spedito - 02/01/2004 : 06:21:01
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TVB... Sto cercando di vederle, forse tra troppe cose che vorrei affrontare una alla volta, non mi viene comunque permesso di scinderle e distinguerle, mi confondo e mi ci perdo, perdendomi. Ma non ci sto riuscendo come vorrei. Questo mi sta terrorizando, forse per una sensazione più o meno reale che realtà e non sensazione sia, e che il tempo mi sfugga via. La rima davvero non era cercata.
Un abbraccio più forte del solito.
Ezio _______________________________
"Non sia mai che qualcuno venga da voi e non se ne vada migliore di com'era quando è venuto: più felice." Gonxha Agnes Bojaxhiu
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Maira
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Spedito - 02/01/2004 : 19:40:19
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Caro Antonio, questa pappardella è fra le più digeribili da te scritte e pensa che ne ho fatto un sol boccone! Grande intervento Antonio, grazie
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antonio
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Spedito - 02/01/2004 : 20:36:33
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Grazie Maira. Temevo di dovere intitolare "Bicarbonato" il prossimo intervento su questa bacheca. A proposito di carciofi, sai che facilitano la digestione? Lo diceva anche Ernesto Calindri, prima che lo investissero mentre beveva in mezzo alla strada. In effetti non vedo perché i carciofi andassero mescolati con l'alcol... A presto Antonio
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idem
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Spedito - 03/01/2004 : 01:29:18
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Si', non avevo letto ancora il tuo intervento e qualcuno, stasera, me ne ha parlato bene...davvero bello Antonio e devo dire anche io che e' piu' digeribile di altri, il bicarbonato non serve. Grazie Daniela
idem
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ezio
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Spedito - 03/01/2004 : 02:13:06
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Daniela, credo che temesse di dover spedire a me un TIR completo di bicabornato; sai che spesa...  SMACK! 
La paura, stasera è più Amichevole con me.
Un Abbraccio!
Ezio _______________________________
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Modificato da - ezio il 03/01/2004 02:25:05
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peppe
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Spedito - 03/01/2004 : 15:24:59
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Me la leggerò con calma " la pappardella " anzi me la stampo e me la salvo. Un abbracciko. Peppe
Peppe peppe@insiemesenza.org
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monica
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Spedito - 04/01/2004 : 21:21:07
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leggendo il tuo intervento, parlando di aiuto, dato e ricevuto e soprattutto condiviso, ho pensato alle varie volte che mi è stata tesa una mano ed io per paura (ego)ed orgoglio (ego) l'ho rifiutata, non volevo crescere, questo per me significava sacrificio e disponibilità al cambiamento, io non ero disponibile e il mio ego mi portava a proiettare su me stessa mille paure. nessuno però mi aveva spiegato e dimostrato che ero una persona egocentrica, egoista e mai cresciuta. ho dovuto rigirarmi come un calzino, ho avuto bisogno di "chiedere" aiuto non "preteso", ma sopratutto ho dovuto ammettere la mia "impotenza". La paura di me stessa, ho capito nel tempo è un aspetto della mia natura egocentrica, per smussare questa paura, ho avuto bisogno di aiuto, non preteso, ma appunto condiviso e senza aspettative. Sicuramente più si cresce, più si smussa l'ego, l'ego ha mille facce, e si manifesta in mille modi, e non solo le persone dipendenti ne hanno in grosse quantità. anzi io mi reputo anche fortunata, oggi almeno ho la possibilità di individuarlo, e quindi ho l'opportunità di lavorarci e farci qualcosa. non è facile, non è facile crescere per un egocentrica come me,ma la speranza non si esaurisce mai, questa mi aiuta ad amare la vita, questa vita che ho sempre sfuggito. a volte ho la pretesa di essere al centro dell'attenzione, allora provo a mettere al centro gli altri, noto che funziona meglio così, e penso che forse stò iniziando ad amare in modo "normale" meno ossessivamente, senza pretese. il risentimento bloccava la mia crescita, la rabbia spesso accompagnava il mio presente, la paura e il dubbio per il mio futuro mi tenevo legata all'autocommiserazione. Questi erano e sono aspetti del mio ego, ed era il modo in cui io reagivo ai miei sentimenti, provando a cambiare stile di vita con strumenti per affrontarmi, ho avuto la possibilità di scegliere. l'accettazione di me stessa (là dove riesco), l'amore e la fiducia (intesa come fede)mi aiutano a vivere al meglio di quello che posso, oggi finalmente mi riesce più facile, ovviamente solo per oggi. un abbraccio forte a te antonio monica
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bucaneve
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Messaggi 867 |
Spedito - 04/01/2004 : 22:31:38
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ben ritrovata. Graziella
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antonio
Moderatore
    
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Spedito - 05/01/2004 : 12:29:12
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Un forte abbraccio anche a te Monica Antonio
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ezio
Ospite Senior
   
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Spedito - 05/01/2004 : 13:39:52
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Grazie Monica, intravedo in quello che scrivi una parte di me. Quella parte che non tanto teme l'aiuto, o non lo chiede, o dopo averlo chiesto (ma questo non sempre) non ha la pazienza dell'attesa. Bensì quell'Ego fragile (per altri motivi), che pur notando la critica giusta, tende più a fare l'offeso (a volte comunque con ragione), ma approffitta di questa piccola ragione principalmente per "offendersi", sentirsi ferito nell'orgoglio, in modo tale da guadagnare tempo... Fatico ad esprimere meglio, ma credo che sia comunque abbastanza chiaro.
Grazie ed un abbraccio.
Ezio _______________________________
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PietraDiLuna_o00o
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Spedito - 07/01/2004 : 01:09:25
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Non vorrei che queste parole offendono nessuno, non è intentionale se uno-a si sente offeso-a. Non ci riesco piu! Leggo una frase e a pena inizio la seconda mi rendo conto di aver dimenticto la prima! Vedo argomemto di gande valore, punti su cui riflettere e un amicizia crescendo tra i participanti, un bel legame che riscalda le anime perse, in cerca d'aiuto od altro. In questo momento ammetto non essere in grado di capire gli argomenti e scambi e faccio fatica. Vi leggero quanto possibile ma devo astenermi di scrivere finche mi sento in grado di fare senso dei vostri scritti e risponderci - participare. Vi augiro un anno di serenita e semmai uno si ritrova nel dubbio o si sente solo o perso, gjardate fuori, una candella è sempre accessa per giudarvi. Un abbraccio a tutti e un bacione a chi ho dato il mio numero di cell.
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