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Epatite virale

 

Le epatiti virali sono forme patologiche non di rado associate a condizioni di tossicodipendenza e al consumo di droga. La ricerca scientifica ha consentito notevoli progressi nelle conoscenze disponibili, anche in relazione ai possibili accorgimenti terapeutici. Si tratta di infezioni in grado di produrre serie e gravi conseguenze sui tessuti del fegato, che é un organo vitale, per cui un'attenta prevenzione, attraverso la messa in atto di comportamenti adeguati, rappresenta certamente un versante di primaria importanza.

 

La conoscenza delle modalità di trasmissione dei virus responsabili delle epatiti consente di evitare comportamenti a rischio. I virus delle epatiti che generalmente affliggono persone in situazione di tossicodipendenza si propagano, soprattutto, attraverso contatti di sangue o di altri fluidi organici. Per tali motivi sono da evitare pratiche di riutilizzo di siringhe usate (non é sufficiente il lavaggio), rapporti sessuali non protetti e interventi sanitari o estetici non ispirati a criteri efficaci di sicurezza.

 

Le epatiti virali sono malattie causate da particolari microrganismi - i virus, appunto - che, sebbene diversi, danno luogo a manifestazioni cliniche molto simili fra loro, tanto da risultare difficilmente distinguibili senza il ricorso a specifici esami di laboratorio. Caratteristica biologica dei virus é quella di non potersi riprodurre se non ricorrendo agli acidi nucleici degli organismi infettati. Le differenti epatiti prendono il nome dai differenti virus da cui hanno origine.

 

 

Epatite A (Epatite da HAV)

 

L'HAV é molto diffuso, seppure in modo particolare laddove le condizioni igieniche siano compromesse. Questo virus (a differenza di quelli delle altre epatiti) si trasmette prevalentemente attraverso gli alimenti e può dare luogo a forme patologiche lievi - con pochi sintomi simili a quelli dell'influenza - o più severe. In quest'ultimo caso é tipica la comparsa dell'ittero (colorazione giallastra della pelle). Possono inoltre manifestarsi febbre e dolori ossei e articolari. Nausea, vomito e diarrea concorrono a definire il quadro clinico. Il periodo di incubazione dell'HAV é di circa 15 - 30 giorni, al cui termine si registra l'aumento delle transaminasi (che é determinato dalla rottura delle cellule del fegato). Successivamente (circa una settimana) compare l'ittero. Tale fenomeno é dovuto alla mancata eliminazione della bilirubina, conseguente all'alterato metabolismo epatico della bile. Per lo stesso motivo le urine assumono colorazione scura mentre le feci si schiariscono. L'epatite A ha un decorso per il quale non sono richieste specifiche terapie (se non l'opportuna regolazione del regime alimentare) e tende a risolversi senza cronicizzare .

 

 

Epatite B (Epatite da HBV)

 

In passato la trasmissione dell'HBV avveniva prevalentemente all'interno della famiglia e, spesso, la malattia veniva contratta in età precoce per promiscuità con gli altri componenti del nucleo familiare. Durante l'ultimo decennio l'epidemiologia dell'infezione da HBV si é radicalmente modificata: la disponibilità di uno specifico vaccino ha spostato molto in avanti l'età media di infezione e ciò ha anche determinato la sensibile diminuzione dei casi di cronicizzazione (più frequenti laddove l'infezione venga precocemente contratta). Allo stato attuale l'esposizione al contagio (per contatto di sangue o di altri fluidi organici) é perlopiù legata a specifici fattori di rischio: tossicodipendenza e uso di sostanze per via iniettiva (uso promiscuo di siringhe in condizioni di igiene precaria), promiscuità sessuale e assenza di precauzioni, trasfusioni di sangue in assenza di adeguati controlli e misure preventive, pratiche sanitarie o estetiche prive delle opportune precauzioni e misure di sicurezza. Il decorso dell'Epatite B (la cui sintomatologia é simile a quella dell'Epatite A sopra descritta) generalmente prevede la guarigione (nel 90% circa dei casi), ciò in seguito allo sviluppo di specifici anticorpi ( anti-HbsAg ). Raramente si verificano episodi in cui la malattia si rivela fulminante, con esito letale. Nel 7% circa dei casi la malattia evolve in forma cronica; questa può sfociare nella condizione di "portatore sano" ( asintomatico ) del virus, il cui DNA si integra ai geni sul DNA delle cellule epatiche (in situazioni del genere l'HBV gerneralmente ha un basso livello di replicazione , ma può riattivarsi periodicamente); oppure la forma cronica può comportare la malattia attiva, col rischio di determinare cirrosi e formazioni tumorali. Da questo punto di vista va ricordato che il rischio di epatocarcinomi , in portatori di HBV attivo, é da 30 a 100 volte maggiore che nella popolazione generale. Ad ogni modo, il decorso dell'epatite cronica da HBV é alquanto variabile, né é facile prevedere, in relazione agli esami di laboratorio, la possibile evoluzione in cirrosi o comunque verso esiti sfavorevoli. È in ogni caso possibile, in base a valutazioni cliniche, istologiche e virali, monitorare i malati cronici per gli eventuali trattamenti antivirali occorrenti.

 

 

Epatite C (Epatite da HCV)

 

Le modalità di trasmissione dell'HCV sono simili a quelle dell'HBV: uso di siringhe sporche da parte di persone in situazione di tossicodipendenza, rapporti sessuali non protetti, pratiche sanitarie ed estetiche in assenza di adeguate misure preventive. Ad ogni modo in non pochi casi la via di contagio dell'HCV rimane non determinabile. Il periodo di incubazione del virus dell'epatite C é di 5 - 12 settimane, trascorse le quali la malattia si manifesta in modo poco appariscente. In genere l'ittero é assente (tranne che nel 25% circa dei casi) e gli altri sintomi possono essere piuttosto lievi e non specifici: astenia, sonnolenza, dolori addominali. Ciò può comportare la mancata o ritardata diagnosi e conseguente trascuratezza riguardo a possibili accorgimenti terapeutici. Nelle società occidentali l'epatite C é la prima causa di epatopatie croniche, di cirrosi e di tumori al fegato. Per quanto riguarda l'Italia, l'HCV é presente nel 70% circa delle cirrosi epatiche e degli epatocarcinomi . In questi casi é spesso associato al virus dell'epatite B e ad elevati consumi di alcol. Esistono diversi tipi e sottotipi dell'HCV, differenti fra loro per struttura genica. Raramente questi virus danno luogo a forme fulminanti di epatite e, quando ciò avviene, generalmente si riscontra la precedente presenza di un'altra epatite cronica. L'evoluzione dell'epatite C comporta la remissione (guarigione) in circa il 20% dei casi. In queste situazioni gli indici di funzionalità epatica (transaminasi) rientrano nei valori normali e non si riscontra più alcuna traccia di replicazione virale all'interno dell'organismo. Laddove la malattia permanga in forma cronica, in circa un terzo dei casi l'attività virale non comporta comunque alterazione della funzionalità epatica. Nei restanti due terzi di casi, il quadro clinico é caratterizzato da disfunzioni di modesta entità. Tuttavia il permanere dell'attività virale può determinare processi infiammatori con rischio di evoluzione in cirrosi. Un attento monitoraggio dei pazienti può comunque consentire il ricorso a opportuni interventi terapeutici. Questi, negli ultimi anni, hanno registrato notevoli progressi, soprattutto in relazione all'uso dell'Interferone, ormai quasi universalmente associato alla Ribavirina .

 

 

Altre epatiti

 

Esistono altri virus che, seppure con minore incidenza epidemiologica, possono determinare epatiti. Alcuni di questi, come il Citomegalovirus e il virus della Mononucleosi, oltre alle patologie caratteristiche di cui sono agenti, possono causare infezioni epatiche di varia intensità. Altri virus sono invece più specifici: l'HDV, ad esempio, può generare due forme acute di epatite D. Ciò, comunque, tenendo presente che l'HDV può riprodursi solo in compresenza del virus dell'epatite B. Nel caso di "coinfezione" contemporanea, l'epatite Delta (il cui decorso può comunque essere fulminante) tende alla remissione. Nel caso di "superinfezione" (laddove l'HDV infetti un individuo già portatore cronico di HBV) l'epatite Delta tende a cronicizzarsi e ad aggravare la malattia già esistente. Esiste poi l'HEV (Epatite E) le cui manifestazioni cliniche sono molto simili a quelle dell'epatite A. Tuttavia l'epatite E, specie se contratta durante la gestazione, può dar luogo a forme fulminanti. E' stato infine isolato l'HGV (Epatite G) che, allo stato attuale delle conoscenze, viene considerato poco o per niente patogeno e che é capace di produrre alterazioni epatiche solo in compresenza dell'HBV o dell'HCV.

 

 

 

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