Le
benzodiazepine sono sostanze ad azione sedativo-ipnotica.
La prima molecola di questa classe di psicofarmaci é
stata il clordiazepossido, seguito dal diazepam (valium)
che per un lungo periodo (fino alla metà degli anni
'80) ha detenuto il primato mondiale delle prescrizioni
tra i farmaci ansiolitici.
Le BDZ a partire dai primi anni '70 hanno sostituito quasi
completamente i barbiturici
in molti ambiti della pratica medica.
Attualmente
sono disponibili sul mercato varie molecole appartenenti
a questa classe di farmaci, fra le quali ricordiamo, oltre
al già citato diazepam, il lorazepam, il bromazepam,
l'alprazolam, il triazolam, il flunitrazepam, ecc. Queste
sostanze presentano tra loro caratteristiche farmacologiche
molto simili e producono sull'organismo umano effetti quasi
sovrapponibili. In generale le BDZ sono attive come sedativi
a basse dosi, svolgono una funzione ansiolitica a dosaggi
medi e ipnotica a dosaggi più elevati. Purtuttavia
le differenti molecole mostrano alcune specificità
d'azione e proprietà, in base alle quali vengono
adoperate in modo differenziale, ora nel trattamento dell'insonnia,
degli stati d'ansia, degli attacchi di panico, ora per alcune
proprietà anticonvulsivanti, o anche in preanestesia
e anestesia. Le differenti molecole si differenziano inoltre
per la maggiore o minore durata degli effetti.
Le
BDZ, come altre sostanze, hanno eminentemente attività
inibitoria generalizzata del Sistema
Nervoso Centrale e quindi deprimono
la funzione cardio-vascolare e quella respiratoria. Tale
attività si esplica attraverso l'incremento del neurotrasmettitore
GABA. In ciò le BDZ svolgono un'azione simile a quella
dei barbiturici,
tuttavia producono i loro effetti legandosi a specifici
recettori in alcune aree cerebrali (il che sottintende l'esistenza
nell'organismo di sostanze endogene di cui le BDZ imitano
l'azione); ciò a differenza dei barbiturici, i cui
effetti si producono in modo aspecifico sulle membrane sinaptiche.
Gli
effetti delle BDZ consistono fondamentalmente nel rallentamento
dell'attività psico-fisica e mentale.
Tali effetti sono alquanto variabili soggettivamente in
relazione alla struttura della personalità dei consumatori
e di variabili ambientali. Possono consistere in una condizione
di maggiore distacco dai propri problemi, in una percezione
meno pressante dei medesimi, in un quadro di allentamento
della tensione, dell'ansia e delle inibizioni (anche sessuali).
L'assunzione di BDZ può inoltre comportare difficoltà
di concentrazione e coordinazione motoria, sonnolenza, torpore,
distensione muscolare, senso di pesantezza, difficoltà
nell'equilibrio e nella deambulazione. Il linguaggio tende
a un'inflessione monotona e la pronuncia diventa indistinta,
sebbene possa essere accresciuta la loquacità. Possono
insorgere amnesie ed episodi di aggressività, soprattutto
se le BDZ sono assunte contemporaneamente all'alcol.
Le capacità critiche e di attenzione possono risultare
pregiudicate, così come quelle intellettive, sociali
e la propensione alle occupazioni pratiche e lavorative.
L'umore in genere mostra instabilità e può
tendere all'irritabilità. Si nota spesso uno scadimento
complessivo della vigilanza nei confronti dei pericoli e
la conseguente inadeguatezza delle reazioni e delle difese
attivate. Ciò comporta anche un maggiore rischio
di incidenti (incrementato, anche in tal caso, dall'eventuale
associazione con alcol)
e non pochi pregiudizi alla capacità di indirizzo
della propria vita.
Nel
corso del tempo il progressivo diffondersi delle BDZ e l'incremento
delle prescrizioni, sia da parte di specialisti in psichiatria
che di medici generici, ha suggerito l'opportunità
di studi tesi ad accertare e approfondire sistematicamente
eventuali controindicazioni,
soprattutto per ciò che concerne possibili fenomeni
d'abuso, usi impropri, e le caratteristiche di tali molecole
con particolare riferimento ai fenomeni di assuefazione,
tolleranza e dipendenza.
Studi
condotti su animali di laboratorio mostrano che il comportamento
di autosomministrazione di BDZ é meno intenso di
quello relativo ai barbiturici
ed é inoltre assente nel caso di somministrazione
orale. Anche negli esseri umani emerge una minore preferenza
rispetto ai barbiturici e comunque modesta tendenza all'
autosomministrazione . Spesso i fenomeni di abuso di BDZ
avvengono all'interno di situazioni di dipendenza già
in atto da altre sostanze, manifestandosi dunque nel quadro
delle "politossicodipendenze".
In
ogni caso le BDZ determinano tolleranza,
seppure in modo blando rispetto ad altre sostanze. Possono
comunque indurre una significativa dipendenza.
Come già accennato, l'abuso di BDZ é frequente
in conseguenza di quello di altre sostanze. In tale contesto
soprattutto una specifica molecola, il flunitrazepam (Roipnoll
, Darkene), si é abbastanza diffusa come droga d'abuso.
La somministrazione di BDZ per via endovenosa induce, soprattutto
se accompagnata dall'alcol,
una condizione di pressoché totale incoscienza, come
uno stato di assenza mentale durante il quale non si ha
percezione (né successiva memoria) della realtà
esterna e di quella psicologica.
L'instaurarsi
della dipendenza farmacologica é stato documentato
già dopo sole sei settimane di somministrazioni a
basse dosi. Nella pratica medica ciò richiede attenzione
riguardo a eventuali usi al di fuori di situazioni terapeutiche
e vigilanza riguardo al ricorso esclusivo alle dosi necessarie
e prescritte. Le BDZ non vanno utilizzate per periodi di
tempo indefiniti o comunque incoerenti rispetto a precise
esigenze terapeutiche.
L'uso
di BDZ può avere conseguenze tossiche sui tessuti
nervosi. Tali effetti possono manifestarsi con episodi di
emicrania, depressione, tremori, insonnia, stati confusionali,
deficit della memoria, irritabilità.
La
sospensione dell'uso di BDZ da parte di soggetti dipendenti
é seguita da una significativa crisi
di astinenza. Sia l'insorgere che la durata della
crisi sono in rapporto alla durata d'azione delle specifiche
molecole utilizzate. I sintomi possono iniziare a manifestarsi
dalle 12 ore ai 10 giorni successivi alla sospensione
e
possono durare da una a oltre quattro settimane. L'intensità
della crisi é correlata alla durata della dipendenza
pregressa e ai dosaggi utilizzati. I sintomi in genere
consistono
in stati ansiosi, malessere generale (cachessìa), attacchi
di panico, nausea, perdita di appetito, problemi gastro-intestinali,
debolezza, tachicardia, ipertensione, insonnia, tremori
delle mani, delle palpebre e della lingua, sudorazione,
aumento della temperatura corporea. Nei casi più
gravi possono presentarsi alterazioni delle percezioni,
ipersensibilità agli stimoli sensoriali, stati
di agitazione psicomotoria, deficit della memoria, convulsioni,
sintomi psicotici, delirio.
L'overdose
di BDZ può avere conseguenze letali, soprattutto
nel caso di associazione con alcol
o altre sostanze che deprimono il Sistema Nervoso Centrale.
Come
già accennato, le BDZ hanno in gran parte sostituito
i barbiturici nella
pratica medica. Ciò soprattutto in relazione
alla loro maggiore sicurezza: infatti la "finestra
terapeutica" (differenza
fra dosi terapeutiche e dosi letali) é molto più
ampia nel caso delle BDZ. Inoltre queste ultime incidono
meno dei barbiturici sulla qualità del sonno, abbreviando
anch'esse la fase REM (durante la quale ha luogo l'attività
onirica) ma in misura minore.
Concludendo,
ricordiamo che l'uso delle BDZ in chiave ansiolitica va
considerato in una prospettiva complessa e attenta alle
particolari situazioni. Non va dimenticato che l'ansia
in sé stessa non é una patologia. Anzi,
la ricerca biologica e psicologica mostra chiaramente che
l'ansia svolge importantissime funzioni adattive, attivando
il comportamento e ottimizzando le risposte agli stimoli
esterni. Ciò entro certi limiti, oltre i quali l'ansia
eccessiva assume connotazioni inibitorie causando inadeguatezza
delle performances. In ogni caso la gestione dell'ansia,
oltre al versante biochimico, é correlata a variabili
psicologiche e sociali, attraverso le quali é spesso
possibile perseguire un'adeguata regolazione.