Accade
di frequente che, dopo periodi più o meno prolungati
di dipendenza, le persone si trovino ad affrontare la prospettiva
di sottrarsi alle sostanze
e/o ai comportamenti compulsivi. Le difficoltà inerenti
a tale intenzione sono per nulla trascurabili. Innanzitutto
la persona si trova a dover fare i conti con schemi di pensiero
precedentemente adottati nei confronti dei propri comportamenti
("smetto quando voglio"), mettendo in discussione le precedenti
pretese di controllo sulle sostanze. Inoltre può
rivelarsi il fatto che il ricorso alle sostanze stesse (o
il reiterare altri comportamenti compulsivi) piuttosto che
consistere in una semplice ed episodica attività
edonistica, si collega al progredire di una profonda
condizione di malessere, precedentemente ignorata
o sottaciuta. Malessere che investe la persona nel suo complesso,
manifestandosi in molteplici difficoltà, lungo il
percorso verso l'astinenza.
Nella
pagina relativa alle caratteristiche farmacologiche delle
varie sostanze d'abuso
sono descritti i sintomi psico-fisici legati alla sospensione
delle sostanze stesse. La disassuefazione fisica può
essere affrontata con gradi differenti di difficoltà,
a seconda delle specifiche molecole per cui si é
sviluppata dipendenza e del grado d'intossicazione raggiunto.
Lo svezzamento può essere effettuato in modo più
o meno rapido, mediante scalaggi o sospensioni più
o meno brusche, secondo vari protocolli farmacologici e
con l'ausilio di misure sanitarie di sostegno. La disintossicazione
"fisica" in situazioni in cui la dipendenza non sia di grave
intensità, può anche prescindere dalla predisposizione
d'interventi particolarmente strutturati.
In
ogni caso, molte persone (e noi fra queste) sono convinte
del fatto che i fattori psicologici
e sociali siano molto importanti verso il conseguimento
e il mantenimento della condizione "drug free" (libera
da farmaci/sostanze). Da questo punto di vista, se é vero
che la fase acuta dell'astinenza regredisce in tempi
più
o meno brevi (a seconda delle diverse sostanze d'abuso),
perlopiù consistenti in pochi giorni o settimane,
é altrettanto verso che, a valle dei sintomi somatici,
molti elementi conferiscono veridicità all'assunto
secondo il quale "non é difficile smettere, ma
non ricominciare".
In
questo senso, anche prescindendo dalla sintomatologia
fisica
e dalla sua fase acuta, il periodo successivo alla sospensione
del consumo di sostanze é segnato da condizioni
psicologiche alquanto problematiche: il tono
dell'umore si manifesta tutt'altro che stabile e
lo stato d'animo tende
alla depressione con picchi d'autentica prostrazione. Tale
condizione può prolungarsi, anche se a fasi
alterne, per altre settimane o mesi e può determinare
l'erronea percezione di una condizione irreversibile:
ciò non corrisponde
al vero.
In
condizioni del genere é difficile trarre soddisfazione
e motivazione dalle usuali attività ed é facile
percepire un'insidiosa mancanza di senso e di significato
riguardo all'impegno richiesto per mantenere l'astinenza.
Contestualmente, la pulsione verso le sostanze riaffiora,
in modo più o meno frequente, con aspetti talvolta
ossessivi. Tale fenomeno é sovente definito "craving":
parola inglese con la quale si designa la forte attrazione
verso le sostanze, quasi soggiacente ad una sorta di "canto
delle sirene".
Reggere
una situazione del genere comporta l'investimento di
risorse
non indifferenti e, soprattutto, richiede attenzione per
alcuni elementi la cui importanza non va trascurata.
E'
utile affrontare l'impegno verso l'astinenza in modo oculato,
anzichè estemporaneo. E' bene che le persone, dal
punto di vista psicologico, siano preparate ad affrontare
un periodo difficile e di lenti progressi, di cui talvolta
non si ha percezione. Tipica difficoltà nell'adottare
tale prospettiva é quella collegata ai processi mentali
consolidati durante la fase di dipendenza attiva, laddove
"soluzioni" immediate e istantanee consentono di superare
(illusoriamente) ogni difficoltà, secondo la logica
del "tutto e subito". Non é raro che anche l'approccio
con l'astinenza sia vissuto secondo la stessa logica, fuorviante
e spesso votata al fallimento: quella del conseguimento
facile e veloce (addirittura magico) di una condizione risolutiva
e definita a brevissima scadenza.
Sempre
a proposito della situazione psicologica correlata all'astinenza,
va considerata, inoltre, la peculiare condizione
emotiva che questa comporta: in tale contesto emergono
grosse difficoltà di gestione e di stabilità,
addirittura di marasma, anche
in relazione al fatto che le spinte emotive, sottratte alla
sedazione, si manifestano in modo alquanto caotico. L'assenza
di sedazione può altresì rendere più
acuti i conflitti interiori relativi alla propria condizione
(in alcuni casi precedenti alla dipendenza stessa, per quanto
celati e ulteriormente camuffati dall'uso di sostanze) e
appesantire i sensi di colpa, quelli di fallimento e i vissuti
di scarsa autostima. Particolarmente acuto può manifestarsi
il senso d'insicurezza, di alienazione, di frammentazione
dell'identità: ciò in relazione all'esperienza
(a volte davvero inquietante e disperante) di una parte
di sé fuori controllo e dominante.
Tutto
ciò, naturalmente, non può che ripercuotersi
sulle capacità e sulle modalità di relazione
interpersonale, spesso in chiave di tendenza
all'isolamento e al conflitto.
A
quest'ultimo proposito, altre variabili che possono rivestire
molta importanza, ai fini del conseguimento e del mantenimento
dell'astinenza, sono proprio quelle di tipo sociale
e ambientale: appartiene all'esperienza di molti
il fatto che il sottrarsi (anche fisico, oltre che mentale)
ad ambienti, relazioni, opportunità collegati al
reperimento delle sostanze d'abuso (e alla messa in atto
di comportamenti compulsivi) può costituire un importantissimo
fattore di protezione nei confronti di possibili ricadute.
E può altresì consentire il ridimensionamento
del "craving".
L'ambiente
sociale e relazionale può inoltre svolgere
un'importantissima funzione, addirittura fondamentale,
nel sostenere e condividere l'orientamento all'astinenza.
Ciò soprattutto in virtù della solidità
e della serenità delle persone chiamate a fornire
sostegno, nonché della
capacità reciproca di affrontare empaticamente,
all'interno di rapporti interpersonali significativi,
i nodi emotivi
ed esistenziali correlati alle diverse situazioni di dipendenza.
Proprio in tale prospettiva può essere utile introdurre,
accanto al concetto di "astinenza", anche quello complementare
di "sobrietà":
se é
vero che il primo termine é connotato in modo eminentemente
privativo, riguardante il mero sottrarsi ad una situazione
disagiata e distruttiva (attraverso la carenza, l'assenza
di qualcosa), col secondo termine, quello di "sobrietà",
s'introducono dimensioni positive, costruttive, legate
alla
progressiva acquisizione di competenze personali e relazionali,
alla ricomposizione e al consolidamento dell'identità
e all'autorealizzazione, secondo prospettive di oculata
e serena acquisizione di consapevolezza.