Le
parole, secondo varie opinioni non trascurabili, hanno una
loro importanza essenziale: veicolano emozioni,
significati, sentimenti. Proprio per questo é
verosimile che interrogarsi sulle tante sfumature che possono
assumere non sia un gioco ozioso. Allo stesso modo può
non essere superfluo approfondire le relazioni reciproche
tra le diverse parole e gli intrecci
di significati che possono scaturirne. Ciò,
soprattutto, laddove si ha a che fare con la carica emotiva
che le parole stesse, e i sottostanti significati, possono
assumere ed evocare.
La parola "vizio" non di rado viene associata ai comportamenti
di abuso, dipendenza e agli stati compulsivi. Tale associazione
viene spesso considerata affrettata e superficiale (a mio
avviso a ragion veduta) da molte persone addentro alle questioni
di cui si tratta.
Ma cosa significa "vizio"?
Se consultiamo un qualsivoglia vocabolario, constatiamo
che la parola vizio significa, in primo luogo, difetto,
danno, imperfezione. Ed é possibile che da questo
punto di vista non si ponga assoluta contraddizione (o reciproca
esclusione) fra il concetto di "malattia" e quello di "vizio"
(senza considerare, poi, che l'imperfezione sembra rappresentare
una condizione molto diffusa, in questo mondo). Ma occorre
anche considerare che la parola "vizio", in certi contesti,
può risultare carica di altri
retaggi che, in maniera più o meno esplicita,
insistono sulla sfera morale dei referenti (non sempre,
però: ad esempio, parlare di "aria viziata" non sembra
comportare valutazioni, peraltro alquanto improbabili, sulle
caratteristiche etiche di particolari composti gassosi).
Comunque, in varie circostanze, la parola "vizio" viene
riferita a peculiari comportamenti umani in relazione alle
(presupposte) facoltà individuali di scelta. Allora
accade che tale parola possa "condirsi" di altri significati,
che talora assumono il sapore della "depravazione", dell'"abiezione",
et similia.
Ora, in questa sede, non si argomenta sul fatto che la dipendenza
sia una "malattia", un "vizio" (e di che tipo?) o entrambi.
In questo frangente si può provare a sospendere,
al riguardo, ogni tesi che pretenda di addivenire a conclusioni
"oggettive" (o presunte tali).
Semplicemente, riflettendo "in generale", ci si potrebbe
chiedere: per quali motivi, osservatori umani, dovrebbero
attribuire valenza spregevole,
con atteggiamento sbrigativo (nonché colpevolizzante
e variamente violento) a comportamenti altrui? (Almeno fino
al momento in cui riguardano solo terzi).
E per quali altri motivi, altri esseri umani, magari personalmente
esposti a tali giudizi, dovrebbero rivelarsi particolarmente
sensibili e indifesi riguardo
a tali giudizi?
Probabilmente rispondere a tali domande (o provare a farlo)
richiederebbe lunghe argomentazioni e comporterebbe infiniti
ambiti di approfondimento. Ed é anche probabile che,
in definitiva, molti di tali argomenti e approfondimenti
ruoterebbero, attorno a un elemento purtroppo caratteristico
della nostra specie: l'aggressività.
Quella verso gli altri e quella verso se stessi. E gli oscuri
impulsi che ne derivano.