Noto
che molti percorsi terapeutici, socio-riabilitativi, spirituali,
psico-pedagogici o che, pongono enfasi su principi, valori,
sani precetti da acquisire e tante altre belle cose che
sembrano avere a che fare con la virtù da recuperare
dopo un periodo dissoluto concomitante
con la dipendenza attiva.
Personalmente ho molto rispetto e considerazione per tali
virtù e per i differenti percorsi che reputo molto
opportuno seguire con coerenza. Tuttavia desidero dirvi
chiaramente una cosa: secondo me uscire dalla dipendenza
non é come rifarsi una verginità dopo un'esperienza
pre-matrimoniale.
Voglio essere ancora più esplicito. E forse anche
un po' provocatorio: noto di frequente una certa suscettibilità
(spesso da parte di persone dipendenti) nei confronti di
impostazioni considerate moralistiche.
Impostazioni che, impropriamente, considererebbero la dipendenza
alla stregua di mera degradazione etica dell'essere umano.
Premetto che non mi riconosco affatto in tale semplicistica
prospettiva, ma, provocatoriamente, mi chiedo: non é
che l'eccessiva suscettibilità (ai limiti della permalosità)
in tale ambito sia semplicemente una forma denegata, speculare
e reattiva della stessa posizione avversata?
Io vi dico come la vedo, probabilmente sbagliando. Secondo
me la dipendenza é sofferenza, disagio, disperazione,
alienazione, malessere profondo.
Ed é ingeneroso e fuorviante, a mio avviso, non considerarla
da questo punto di vista. Ciò non toglie che talvolta
(ma non necessariamente), a mio avviso, le persone dipendenti
(come qualsiasi altro essere umano) possano anche porre
in atto comportamenti un pochino (o un tantino) "birichini".
Comportamenti che, a mio avviso, la dipendenza non giustifica
né ammanta di alibi, pur richiamando alla comprensione.
Così come per tante altre situazioni non legate alla
dipendenza stessa.
Io non credo che uscire dalla dipendenza significhi necessariamente
addivenire ad elevati livelli di virtù (morali, spirituali,
religiose, professionali o di altro genere). A meno che
con questo non si intenda il pervenire, senza l'ausilio
di sostanze o di altre "stampelle", ad una sufficiente
e approfondita capacità di
autogestione emotiva, del comportamento e di controllo
degli impulsi. Il che, a mio avviso, all'interno dei differenti
percorsi di recupero, può tradursi in serenità,
capacità di adattamento (a se stessi e agli altri
in differenti contesti e situazioni) e di scelta.
Anche se non si é perfetti, né é perfetto
il mondo in cui viviamo.
Un saluto affettuoso (e un po' birichino) a tutti.
AA
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