Vietnam
ed eroina
Durante
il conflitto nel Vietnam, il problema della tossicodipendenza
da eroina fra i soldati americani
assunse dimensioni davvero notevoli. Secondo alcuni, i vietcong
favorivano strategicamente tale pratica, agevolando la diffusione
della droga, secondo logiche militari, per fiaccare il nemico.
Il
triangolo d'oro (ai confini
fra Laos, Birmania e Thailandia), molto prossimo alla zona
bellica, era in quel periodo l'area principale, a livello
planetario, per la coltivazione del papaverum somniferum
e per la produzione di oppio. Laboratori ben attrezzati
e competenze tecniche ragguardevoli consentivano la raffinazione
di eroina purissima. La cittadina di Chiang-Mai costituiva
il principale crocevia di partenza del traffico internazionale
di stupefacenti.
La diffusione della tossicodipendenza fra le truppe determinò
le autorità militari e sanitarie americane alla predisposizione
di massicci interventi. Furono
predisposte iniziative di riabilitazione, programmi di disassuefazione
e quant'altro. I militari erano attesi in patria per essere
curati e sostenuti da personale professionalmente qualificato.
Ma, con grande sorpresa di molti, nella gran parte dei casi
fu tutto inutile. O meglio: superfluo.
I resoconti di tale esperienza costituiscono, probabilmente,
la prima osservazione sistematica del fenomeno da alcuni
definito recupero spontaneo.
Accadeva
infatti che, di ritorno dal teatro bellico e nonostante
pregressi periodi di "addiction" (anche molto
"pesanti", in relazione alla purezza e alla potenza
farmacologica delle sostanze adoperate), in molti reduci
si riscontrava la remissione spontanea della dipendenza.
Da allora altri studi (soprattutto in Gran Bretagna, mi
pare) hanno preso in considerazione il fenomeno del cosiddetto
recupero spontaneo. Ma, a mio avviso, tale filone di studi
non è stato sufficientemente sviluppato, né
approfondito. Probabilmente le risorse destinate alla ricerca
sono state adoperate in base ad altri criteri, impostazioni
e interessi.
Personalmente e professionalmente ritengo importanti gli
studi sul recupero spontaneo perché lasciano spazio
adeguato alle varie esperienze soggettive
delle persone, piuttosto che considerarle esclusivamente
alla stregua di "oggetti" di studio. Inoltre ritengo
che approfondire tale tipologia di studi potrebbe fornire
indicazioni utili a consentire percorsi di emancipazione
dalla dipendenza. Sono inoltre convinto che esperienze come
quella dei reduci del Vietnam confermino la grande incidenza
dei fattori ambientali, esistenziali
e psicologici relativamente all'instaurarsi e al
perdurare o meno della dipendenza.
E poi, in definitiva, la mia personale opinione è
che, anche laddove si predispongano percorsi di aiuto e
di sostegno finalizzati al recupero, questo mantenga sempre
una importante componente spontanea (e cioè legata
all'autodeterminazione delle persone),
che, forse, sarebbe utile imparare a valorizzare e ad agevolare,
predisponendo le condizioni utili affinché possa
esprimersi.
Mi sembra in ogni caso che - Vietnam o meno - un deciso cambiamento
(o ristrutturazione) dell'ambiente di vita e della situazione
psicologica correlata sia di notevole importanza, così
come credo lo sia la condivisione di un sistema di regole
(significativo, anche dal punto di vista affettivo, ma non
necessariamente di tipo giuridico) non unilateralmente imposto,
ma alle quali aderire per meditata scelta.
AA
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