Forse
può essere utile, per comprendere ed eventualmente
provare ad aiutare, cercare di capire i vissuti
di chi è afflitto dal problema della dipendenza,
con particolare riferimento alla trasgressione.
E'
possibile che in una persona (giovane) che inizia a sperimentare
sostanze di vario genere, possa essere presente, tra l'altro
(ma non necessariamente), un certo orientamento alla "trasgressione".
E con trasgressione non mi riferisco soltanto a quella nei
confronti di norme legali (scritte), ma anche (e soprattutto)
a quella nei confronti di consuetudini e convenzioni sociali.
Così, ad esempio, può essere trasgressivo
anche il ricorso a sostanze lecite (ad esempio: alcool,
psicofarmaci) secondo modalità non convenzionali.
Pprobabilmente
non é il caso di "demonizzare" la trasgressione:
chi non trasgredisce, seppur per piccole cose? Ma siccome
le piccole cose possono diventare tristemente rilevanti,
é verosimilmente adeguata una riflessione sugli atteggiamenti
che la trasgressione (soprattutto di un certo tipo)
può suscitare presso
le persone vicine. E sulle ripercussioni che tali atteggiamenti
"in risposta" possono a loro volta avere.
Non é da escludere che atteggiamenti eccessivamente
rigidi e autoritari possano pregiudicare la comunicazione
e accentuare l'isolamento dei ragazzi nella trasgressione.
E' altresì possibile che anche atteggiamenti di eccessivo
lassismo e di "non voler sapere nè vedere", conducano
allo stesso risultato.
Forse è anche possibile che tali atteggiamenti rendano
problematica e scoraggino ogni possibile richiesta di aiuto,
di confronto e la stessa fiducia, laddove dalla trasgressione,
inizialmente episodica, dovessero via via sortire problemi
sempre più significativi. Problemi che potrebbero
altresì indurre i "trasgressori" ad assumere in modo
reattivo atteggiamenti di opposizione
e sfida.
Naturalmente è difficile, se non impossibile, racchiudere
in una formula l'atteggiamento corretto da tenere. Anche
perché ciascuno è diverso dall'altro e infinite
sono le sfumature nelle relazioni
interpersonali. Ad ogni modo, potrebbe essere utile
riflettere su alcune caratteristiche di una possibile posizione
che potrebbe essere utile provare a ricercare nei confronti
della "trasgressione".
Forse
la tendenza alla comprensione, alla disponibilità,
all'apertura, ma anche a una discreta attenzione, unita
a una certa sicurezza e a una certa solidità (qualità,
queste ultime, che ritengo possano essere reciprocamente
sostenute e attinte nei gruppi di auto aiuto seri, caratterizzati
dall'indispensabile cemento della solidarietà e della
fiducia), potrebbero essere un buon punto di partenza per
mantenere o proporre forme di dialogo in cui nulla sia eccessivamente
drammatizzato, né, d'altro canto, sottovalutato.
Un punto di partenza in virtù del quale, anziché
precipitosi giudizi, atteggiamenti
sanzionatori, conflittuali o di colpevolizzazione, si riesca
a proporre e significare la disponibilità ad affrontare,
in modo costruttivo, eventuali difficoltà.
E' anche probabile che la trasgressione giovanile abbia
in sé una componente paradossale: quanto più
dà "scandalo", tanto più si rinforza. Laddove
non lasciarsi "scandalizzare" (vittime dell'ansia) non credo
comporti il non essere chiamati ad affrontare consapevolmente
le cose
AA
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