Il
nome di Aleister Crowley molto probabilmente non richiamerà
alcunché alla memoria di chi sta leggendo questo
scritto. Eppure qualcuno di voi, forse di sfuggita, avrà
visto il suo volto.
Uno dei dischi più famosi e venduti della storia
del rock é Sergeant Pepper's Lonely Herts Club Band,
pubblicato nel 1964 con le musiche dei mitici
Beatles. Ebbene, fra i tanti volti raffigurati su
quel disco compare anche quello del Signor Crowley, nato
in Inghilterra nel 1875 e morto nel 1947. Figlio di un ricco
produttore di birra.
Costui verosimilmente godeva della simpatia dei quattro
di Liverpool, probabilmente in relazione ad alcune tendenze
trasgressive e anticonformiste del caro Aleister.
Dal canto suo, Jimmy Page (chitarrista dei Led Zeppelin,
profeti dell'hard rock) fu un accanito collezionista di
oggetti appartenuti allo stesso Crowley.
Ma chi era Aleister Crowley?
Aleister Crowley é generalmente considerato il padre
del satanismo moderno.
Molto si é discusso a proposito di una presunta vena
demoniaca nella musica rock. A questo riguardo é
forse possibile esimersi dal trattare l'argomento all'interno
del facile schema conflittuale fra le eterne forze del Bene
e del Male, adottando una prospettiva meno epica e più
ancorata su basi laiche.
Tuttavia una minima conoscenza di alcuni fatti può
forse aiutare a delineare il quadro, ove si avesse interesse
di conoscenza per fenomeni sociali e di costume che, negli
ultimi decenni, hanno riguardato consistenti quote del mondo
giovanile in occidente.
Il 18 febbraio del 1980 il chitarrista Bon Scott era in
concerto col suo gruppo: gli AC/DC. Durante la sua perfomance
artistica, nell'ebbrezza scenica (e forse non soltato scenica),
un urlo particolarmente intenso gli scaturì: "Invito
Satana a reclamare la mia anima, perché l'inferno
é la terra promessa!".
Scott morì quella sera stessa, all'età di
33 anni, soffocato dal suo stesso vomito, in overdose.
Altri particolari truci sono omessi.
Suggestivo.
Un brano del gruppo danese dei Meryful Fate recita: "...io
ripudio Gesù Cristo, il truffatore, e la fede cristiana,
avendo in dispregio tutte le sue opere..."
Ci si può risparmiare altra aneddotica e il resoconto
completo degli indizi satanici nella cultura musicale degli
ultimi decenni e nei comportamenti e simbolismi in essa
reperibili. Sembra comunque che il repertorio, ad occhi
attenti, sia tutt'altro tutt'altro che esiguo. Senza con
questo dimenticare che la deriva satanica é ben
lungi dal caratterizzare la musica rock nel suo complesso.
Ma torniamo al capostipite: Crowley. Il suo motto "FAI CIO'
CHE VUOI" ebbe grande risonanza e il già citato Page
lo volle inciso vicino all'etichetta del 3° album del
suo gruppo.
Qualche osservatore ha proposto un significativo confronto
fra il motto di Crowley e l'indicazione di Sant'Agostino
(che é possibile leggere come filosofo, oltre che
come santo): "AMA, E FAI CIO' CHE VUOI".
Altro noto esponente del rock satanico é Marylin
Manson. Particolarmente significativa, una sua dichiarazione:
"satanismo non significa adorare il diavolo. Significa che
l'uomo deve essere il proprio Dio sulla terra. Non devi
adorare niente e nessuno, tranne te stesso".
Si potrebbe dire che una posizione del genere, anche a prescindere
da riferimenti metafisici e soprannaturali (anzi, proprio
per questo) rechi in sé "qualcosina" di narcisistico
ed egocentrico, oltreché l'assoluta refrattarietà
a regole e limiti di ogni genere.
Una posizione del genere sembra inoltre sottrarsi, unilateralmente
e per definizione, ad ogni valutazione morale.
D'altronde, come scrive Crowley: "non c'é atro Dio
che l'uomo. L'uomo ha diritto di vivere secondo la sua stessa
legge".
Contemporaneamente,
dunque, si nega Dio come realtà separata e trascendente
e lo si vuole surrogare con se stessi. Quindi se ne riconosce
la necessità, in un certo senso, altrimenti la seconda
parte della prima frase avrebbe potuto recitare: "non
devi adorare nessuno, neanche te stesso".
(Ma
poi, perché questa forma imperativa? Non si potrebbe
garbatamente affidare la questione alla discrezionalità
di ciascuno?)
Prendiamo
inoltre la frase di Crowley: "...l'uomo ha diritto
di vivere secondo la sua stessa legge...". Qui, probabilmente,
l'uso del singolare comporta qualche problema. Immaginiamola
al plurale: "...gli uomini hanno diritto di vivere
secondo le loro stesse leggi...". Sembrerebbe possibile
sottoscriverla.
Nella
prima forma, invece, ci si potrebbe chiedere: Quale uomo?
Solo tu o anche io? E nella malaugurata ipotesi che fra
le nostre rispettive Leggi Assolute si creasse divergenza,
contraddizione o inteferenza, dovremmo rivolgerci a terzi
per dirimerle (il che comporterebbe contrasto con l'affermazione
di partenza)? O ce la potremmo vedere fra noi? In tal caso,
come? A pari e dispari, a briscola, o a colpi d'accetta?
Si
dubita, in ogni caso, che Crowley e Manson prendessero in
considerzione argomenti del genere.
AA
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