Molte
persone e organizzazioni che si occupano di prevenzione
e trattamento delle tossicodipendenze pongono l'accento
sul lavoro in quanto elemento rilevante per il conseguimento
della realizzazione personale
di ciascuno. Il lavoro, dunque, come variabile cui prestare
attenzione relativamente alle attività e ai percorsi
di prevenzione ed emancipazione dalla dipendenza.
Difficile non essere d'accordo.
Ma da qui ad affermare che il lavoro sia la panacea o l'antidoto
per le tossicodipendenze, ce ne corre. Molto. D'altronde
è molto semplice constatare il fatto che non sempre
la mancanza di lavoro o il precariato sfociano nella dipendenza
(o in altre manifestazioni di disagio). Così come
è vero che la dipendenza spesso riguarda, purtroppo,
individui impegnati e a pieno titolo inseriti nel mondo
del lavoro.
Sembra possibile affermare, dunque, che la relazione fra
lavoro e droga sia tutt'altro che lineare. La mia opinione
(a rischio di peccare di ovvietà) E che la mancanza
di lavoro sia, fondamentalmente, un problema per i disoccupati
(e per tutti i cittadini, essendo il diritto/dovere al lavoro
riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica). Parimenti
credo che il "problema" fondamentale per chi si trova in
situazioni di dipendenza, sia l'interazione con le sostanze
d'abuso.
Altra mia opinione è che l'interazione con le sostanze
d'abuso sia problematica laddove è problematico (oltre
le apparenze) il rapporto della persona
con se stessa e con gli altri.
Solo a partire da questi presupposti considererei i temi
del lavoro in relazione alle tossicodipendenze.
Il lavoro, infatti, può essere considerato da moltissimi
punti di vista. Il lavoro come momento di condivisione e/o
competizione; di socializzazione o di raccoglimento in se
stessi; come mezzo per "sbarcare il lunario" o per realizzare
i propri desideri. Al lavoro si possono attribuire significati
relativi a variabili economiche, di produttività,
o a quelle morali ed esistenziali. Il lavoro può
essere frustrante o piacevole. Può richiedere sacrifici
accettabili o eccessivi; educativi o avvilenti. Il lavoro
può essere scelto o subito, può o meno essere
coerente con le aspettative e le inclinazioni di ciascuno.
Insomma, il lavoro può essere vissuto in tanti modi
ed assumere molti significati
con sfumature diverse per ciascun individuo.
Ecco, io ritengo che il lavoro sia importante, ma che non
sia tutto, di per sé. E poi, a volte, anche se si
è soddisfatti del proprio lavoro, ciò può
non essere sufficiente a compensare carenze in altri ambiti
o sfere.
In definitiva, riprendendo il discorso da cui si é
tratto spunto, é possibile che, a proposito dei problemi
di cui ci occupiamo, sia più importante soffermarsi
e riflettere sul "senso" del lavoro (e delle altre cose),
nella situazione complessiva di ciascuna singola persona,
piuttosto che sul "lavoro" in sé e per sé
e sul suo generico rapporto con la dipendenza.
AA
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