Ciò
su cui desidero di riflettere, come avrete notato dal titolo
di questo scritto, è quello strano fenomeno che và
sotto il nome di "egocentrismo". Si tratta di un atteggiamento
che, non di rado, viene considerato associato alla condizione
di dipendenza. O meglio, agli atteggiamenti mentali
ad essa sottostanti.
Etimologicamente il significato della parola in questione
è abbastanza evidente, nonché direttamente
riferito alla tendenza che pone (o vorrebbe porre) sé
stessi al "centro".
Al centro di che?
Ecco, a tale riguardo forse l'egocentrismo non ha un particolare
oggetto. Anzi, potrebbe essere una tendenza di fondo che
si manifesta in modo indifferenziato e in diversi ambiti.
Così potrebbe esistere un egocentrismo "relazionale",
laddove la spinta potrebbe tradursi ad essere centrali nei
confronti degli altri, o anche quello che definirei
un egocentrismo "psicologico", che potrebbe condurre gli
individui a chiudersi in un proprio
sistema mentale con scarsa propensione ad accettare
categorie estranee, a meno che queste non vengano ricondotte
alle proprie.
Spesso si dice che l'egocentrismo è una qualità
infantile e personalmente concordo
su tale interpretazione. L'infanzia d'altronde ha bisogno,
per sopravvivere e garantire la sopravvivenza della specie,
di particolari attenzioni dagli altri. Gli adulti sono chiamati,
in questo senso, a un compito particolare: soddisfare i
bisogni infantili nello stesso tempo stimolando un processo
che condurrà i più giovani a potere provvedere
a sé stessi, estendendo progressivamente le proprie
competenze pratiche e di altro genere.
Probabilmente sia la carenza che l'eccesso di attenzioni,
lungo questo processo, possono avere conseguenze non ottimali.
(Ammesso e non concesso che sia possibile una crescita "ottima").
Io credo che ciascuno di noi, direi per fortuna, dentro
sé stesso rimanga in parte infantile. E da ciò
perso che si possano trarre anche particolari soddisfazioni
e modalità di conforto. A mio avviso la "crescita"
non é un integrale sostituzione dell"io infantile"
con l'"io adulto". Penso piuttosto che sia una progressiva
giustapposizione della seconda sfera alla prima. Alla ricerca
di un equilibrio non facile.
A mio modo di vedere, il processo di superamento della dipendenza
attiva ha non poco a che vedere con questo processo. Che
le sostanze siano in grado di soddisfare (illusoriamente)
molti bisogni, penso sia un'affermazione condivisibile.
E spesso mi sembra che, in certe situazioni, si tenda a
colmare l'assenza delle sostanze col ricorso ad altre strategie
regressive: un rapporto interpersonale o affettivo
particolarmente rassicurante e protettivo, altre modalità
psicologiche e relazionali per soddisfare comunque il bisogno
di egocentrismo minacciato.
Forse potremmo giungere ad affermare che il processo di
transizione verso la "maturità" (seppure imperfetta
come tutte le cose di noi umani) potrebbe consistere non
nella sostituzione dell"io infantile", ma nella parallela
strutturazione di un "io adulto" che possa anche prendersi
cura del nostro "io infantile", senza necessariamente ricorrere
a protezioni esterne. Ma non è facile. Come non è
facile il ruolo di chi si appresta a favorire questo tipo
di percorso, sia nei riguardi di "infanti", sia nei confronti
di persone un po' più grandette ma che comunque,
con questo ordine di cose, si trovano ad avere a che fare.
Crescere non è facile. Non è facile e forse
neanche piacevole renderci conto che gli altri non sono
sempre lì a soddisfare i nostri
bisogni, i nostri impulsi. O perlomeno non nel modo
e nei tempi in cui noi vorremmo. Anche perché possono
pure non essere in grado. Non è facile accettare
modalità di relazione in cui il "Noi" non sia più
fusione assoluta, ma libero confronto fra personalità
separate, autonome e libere.
Non è facile accettare l'aiuto
quando questo non è più l'incondizionata e
indiscriminata soddisfazione dei nostri impulsi e dei nostri
bisogni. Non è facile misurarsi con le proprie incertezze
e insicurezze anziché sfuggirle o esorcizzarle. Non
è facile rendersi conto che fra gli opposti ci sono
infinite sfumature.
Ma vivere, è facile?
AA
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