Succede
spesso, in un sito di questo genere e nelle realazioni ad
esso collegate, di scambiare opinioni circa le differenze
e le similitudini fra le diverse dipendenze.
L'argomento é verosimilmente alquanto vasto e difficilmente,
trattandolo e confrontandosi nel merito, si può approdare
a conclusioni definitive. Ma, forse, a individuare alcuni
elementi su cui riflettere e da tenere presenti, sì.
Spesso si dice che la dipendenza è una "malattia"
multifattoriale, cui cioè concorrono elementi biologici,
psicologici e sociali. Ecco, a proposito del tema qui proposto
può essere interessante soffermarsi un momentino
sull'ultimo ambito, quello sociale appunto.
In questo senso é abbastanza verosimile che un ruolo
importante sia rivestito dallo status
giuridico e e dalla percezione
sociale relativa alle diverse sostanze: l'accettazione
o la riprovazione sociale, la disponibilità o meno,
in modo aperto, lecito e diffuso delle medesime.
Queste considerazioni non riguardano l'opportunità
o meno delle misure giuridiche e delle relative sanzioni,
ma forse, anche a prescindere da queste - e se è
vero che le barriere psicologiche
che vengono progressivamente create nei confronti delle
sostanze e dei comportamenti d'abuso possono giocare un
ruolo - sembra fuor di dubbio che, mentre nei confronti
degli stupefacenti esistono "barriere sociali" perlopiù
abbastanza nette, nei confronti dell'alcol, ad esempio,
non esistono quasi, o comunque hanno valenze e confini alquanto
differenti.
Questo stato delle cose potrebbe avere ha un doppio versante.
Se nella fase attiva la situazione "trasgressiva" e di riprovazione
sociale può determinare vissuti e comportamenti particolari,
nonché per certi aspetti determinare supplementari
e non trascurabili difficoltà, potrebbe anche essere
vero che, "saltato il fosso", quando lo si desidera, quando
vi si riesce e se ne trovano le opportunità, alla
lunga le stesse barriere sociali che prima svolgevano un
certo ruolo, modifichino la propria funzione all'interno
della psicologia individuale
della persona che, attraverso l'astinenza (come punto di
partenza), si avvia alla sobrietà (dove per sobrietà
non si intenda soltanto un fatto "privativo" della sostanza
o dei comportamenti compulsivi).
Nei confronti dell'alcol (e di altri comportamenti compulsivi
"leciti") le cose potrebbero andare in modo un
po' diverso, poiché lo "spartiacque" sociale non
esiste o comunque è molto più "sfumato", per
cui é possibile che le "barriere psicologiche" debbano
viaggiare in modo molto più indipendente da quelle
sociali e dai loro "puntelli".
Ma forse questa prospettiva, oltre ad essere problematica
in sé, non è neanche del tutto coerente con
la realtà, perché se è vero che molti
comportamenti sono giuridicamente "leciti", è altrettanto
vero che la società
pone comunque altri tipi di "barriere" (anche se non giuridiche)
nei confronti dei vari "eccessi" legati ad altri comportamenti
e/o sostanze. In ogni caso é più che verosimile
che la "percezione sociale" delle diverse dipendenze abbia
conseguenze (di diverso genere e segno) sui vissuti delle
persone direttamente coinvolte.
Fermo
restando, inoltre, il fatto che, purtroppo, sono tutt'altro
che rare le situazioni di "polidipendenza"
o di spostamento dall'una all'altra.
AA
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