All'inizio
degli anni '60 i ricercatori statunitensi Dole e Nyswander
formularono l'ipotesi che la tossicodipendenza fosse una
"malattia metabolica" (addirittura paragonabile
al diabete), di probabile origine genetica. In base a tale
prospettiva il futuro dipendente sarebbe carente di oppiodi
endogeni o comunque afflitto da altri squilibri
neurochimici "congeniti", nel caso di dipendenze
da altre sostanze.
Orbene, questa prospettiva non ha alcun
fondamento scientifico, seppure pretenda di averne
in base a semplici ipotesi. E' un punto di vista puramente
ideologico camuffato e mascherato da concetti scientifici.
Punto di vista che sembra oltretutto, senza sufficiente attenzione
per la realtà, precludere ogni possibilità di
superamento o arresto della condizione di dipendenza attiva.
Di tale prospettiva, per via della sua parzialità e
scarsa attendibilità, nella sezione scientifica di
questo sito non viene fatta alcuna menzione. Mentre nella
pagina "biologia della tossicodipendenza" della stessa sezione
proviamo a rendere conto, in parte, delle poche ma significative
conoscenze effettivamente disponibili al riguardo.
Eppure, la prospettiva "metabolica" di cui sopra ha permeato
notevolmente le politiche sociali e
i modelli di intervento relativi alla tossicodipendenza,
producendo altresì tutta una serie di studi e sperimentazioni
che accuratamente omettono ogni considerazione relativa all'approfondimento
delle ipotesi originarie.
Tutt'ora, basta girare per il web, come nella realtà,
per trovare una valanga di informazioni e iniziative che,
implicitamente o esplicitamente, operano o pretendono di operare
in base a modelli culturali privi di alcun significato e di
qualsivoglia base.
Ciò, nonostante elementari osservazioni di carattere
metodologico ed epidemiologico
(peraltro da più parti sollevate) e di altro genere
né evidenzino la fragilità, se non la manifesta
infondatezza.
Ed io mi chiedo: perché?
Temo che la strumentalizzazione, la tendenziosità e
l'emotività incontrollata non di rado la facciano da
padrone, non solo presso le persone direttamente coinvolte
nella tossicodipendenza, ma anche in parte tutt'altro che
trascurabile della "sovrastruttura" che si è creata
intorno. (Non sempre però, che persone che operano
seriamente a mio avviso ce n'è e non poche per fortuna).
Con questo non voglio assolutamente criticare alcune prassi
o sostenerne altre. Non voglio disconoscere, avversare o sostenere
le ragioni che possano suggerire, ad esempio, nelle particolari
situazioni, pratiche di sostituzione o ipotesi differenti.
O il possibile ricorso ad altre misure di vario (e a volte
diverso) genere. E tantomeno voglio entrare nell'assurda diatriba
fra "sanzionatori" e "lassisti" (o presunti tali) riguardo
al comportamento dipendente in sé e per sé.
Anche perché, a mio avviso, prima di poter intavolare
confronti sereni e costruttivi credo che sarebbero opportuni
prerequisiti minimi di apertura mentale.
Ma soprattutto perché in questo genere di discussioni,
il "desiderio" della singola e particolare persona
in difficoltà é comunque assente.
Sembra che a proposito di tossicodipendenza una volontà
strisciante e perversa (quanto inconsapevole?) impedisca di
uscire da strane polemiche.
Polemiche su che? Su niente. Perlomeno su niente che abbia
un minimo di concretezza, a parte gli specchietti per le allodole.
AA
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