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Clic e motivazione al cambiamento

 

Non mi riferisco alla voce del mouse che in questo momento, probabilmente, state carezzando nel palmo della mano, col grazioso indice proteso sul pulsante. Penso piuttosto a un'altra molla, il cui scatto produce il rumore da cui trae origine il titolo di quest'intervento.


Di che molla si tratta?


Non è facile dirlo; certo è che questa metafora, questa immagine, è davvero ricorrente fra le espressioni in uso tra persone che hanno superato la condizione di dipendenza (e su tale espressione si sofferma anche Claude Olievenstein, sorprendendomi - ma forse neanche più di tanto - il fatto che presso i "tossici" francesi siano in uso espressioni analoghe a quelle "nostrane", figlie, verosimilmente, di vissuti simili).

Saperne di più su questa molla, e sui meccanismi che presiedono al suo scatto, potrebbe essere, dunque, davvero utile.


Ciò che mi sembra di comprendere, dalle varie testimonianze nel merito, è che la "molla" in questione è davvero nascosta, cosicché gli stessi interessati non ne hanno il benché minimo sentore, fino al momento dello scatto, e talvolta neanche allora, giacché tale "clic" sembra potere essere percepito anche (se non soltanto) retrospettivamente, a fronte di una pregressa confusione.


Ma dov'era nascosta, allora, questa molla? E come si verifica il suo scatto?


A quest'ultimo proposito sembra di capire che il "meccanismo di scatto" si verifichi come un movimento impercettibile, eppur grandioso. Come un leggerissimo smottamento dalle enormi conseguenze. Sembra inoltre di capire che tale "clic" avvenga in solitudine (non per questo in isolamento, anzi) e che abbia una fondamentale ubicazione "interiore" (il che non esclude, sembra, un qualche rapporto, verosimilmente significativo, con l'ambiente esterno).


Cos'altro possiamo dire di questo "clic" e delle sue conseguenze?


Personalmente, dalle varie testimonianze, per quanto frammentarie,mi sembra di capire che il "clic" abbia delle caratteristiche "sovversive" abbastanza pronunciate. Sovversive della persona, intendo. Esso sembra segnare uno spartiacque (pur manifestando molto lentamente le sue conseguenze) essenziale, decisivo, seppur sfumato. Dopo il "clic" tutto è come prima, ma nulla è più come prima.


Verosimilmente il "clic" non si verifica attraverso percorsi placidi e lineari. Piuttosto sembra essere il culmine di un travagliato processo di metanoia, nel quale il dolore, la sofferenza, la crisi, le difficoltà, sembrano avere un ruolo di grande rilievo. Di pari passo al "clic" un altro concetto, infatti, ricorre in varie testimonianze: "toccare il fondo". Anche questo è un concetto molto aleatorio, per quanto sembri che il "fondo" sia un ambito molto adatto a far scattare il "clic". Tuttavia credo si tratti di "fondi" alquanto soggettivi (legati non tanto o non solo alle "contingenze", quanto ai vissuti psicologici), laddove possono presentarsi a vari livelli per diverse persone e laddove alcuni, sembra, pur raggiunto il fondo dell'abisso, purtroppo continuano a scavare.


Il cambiamento conseguente al "clic" sembra avere notevoli ripercussioni sulla persona. Ripercussioni, credo di capire, riguardanti l'affettività dell'individuo nei confronti di se stesso (in primo luogo) e degli altri (con progressivo e travagliatissimo superamento degli elementi narcisistici). Cambiamenti che mi sembrano progressivamente e lentamente arare il terreno per l'accrescimento dell'autostima (a volte invero ridotta sotto i tacchi) e per l'attenuazione delle componenti depressive.

Detto in parole semplici sembra che, dopo il "clic" (e attraverso la crisi), a poco a poco si riprenda a stare e a volersi bene, pur rinunciando a essere il centro del mondo, e a riacquistare sicurezza e fiducia (ciò, naturalmente, anche in relazione ai riconoscimenti provenienti dall'esterno). Dimensioni, queste ultime, perlopiù dimenticate, se non del tutto sconosciute.


Ecco, questo mi sembra di capire. E a voi?

AA

 

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