Il
tema "Amore & Droga" è molto ampio
e certamente non saranno sufficienti queste brevi note per
esaurirlo. Ad ogni modo può essere opportuna qualche
riflessione. La prima è che la droga sembra costituire,
per chi ne consegue dipendenza, un potente oggetto
d'amore. Infatti non sono rare, a proposito del rapporto
che si instaura con le sostanze, frasi del tipo: "luna
di miele", "fase di innamoramento", eccetera.
Inoltre il distacco dalla droga (sintomatologia fisica a
parte), sembra spesso assumere le connotazioni depressive
e angosciose del "lutto", come per il venir meno
di una persona amata.
Soffermando l'attenzione sulla personalità dei consumatori,
piuttosto che attribuire alla droga volontà e caratteristiche
proprie (indipendenti da chi la usa), ci si può chiedere
se questa tendenza all'investimento affettivo così
totalizzante, così esclusivo,
chiuso e simbiotico, non sia un'illusione che va di pari
passo alla negazione di ogni limite.
Senza volere negare il valore e il significato dell'amore,
ci si potrebbe inoltre domandare se l'eccessiva enfasi posta
su di esso e su certi modi di considerarlo, renda onore
all'amore medesimo.
L'anedottica sugli amori tossici
è molto ricca, come lo è quella su malintese
solidarietà e forme reciproche di aiuto all'interno
di questo genere di coppie, laddove le conseguenze dell'"amore",
talvolta sembrano distruggere, più che costruire,
e inoltre non di rado pregiudicano, in virtù della
totalizzante esclusività richiesta, altri percorsi
e possibilità.
A tale proposito sembra significativo il fatto che l'astinenza
richiesta all'interno di certe prassi terapeutiche non riguardi
essenzialmente gli aspetti "sessuali", ma l'opportunità
di considerare problematicamente prematuri investimenti
affettivi, prima del raggiungimento di sufficienti traguardi
nell'autonomia, nella consapevolezza personale e nella padronanza
emotiva.
Può destare perplessità, riguardo ai temi
di cui ci occupiamo, considerare l'amore alla stregua di
una panacea. Potrebbero essere più affidabili coloro
che (terapeuti, educatori, partners, familiari, gruppi di
auto-aiuto, soggetti portatori del problema), piuttosto,
si impegnano nel considerare problematicamente tale ambito,
per favorire un'opportuna presa di coscienza e la dovuta,
costruttiva, prudenza. Necessaria, molto verosimilmente,
per rendere il giusto valore all'amore medesimo anziché
produrre vuoti slogan che, molto probabilmente, lo sminuiscono.
Parallelamente
a questi argomenti, va anche considerato il fatto che certe
forme di dipendenza affettiva,
in cui l'amore comporta non indifferenti travagli e difficoltà,
possono manifestarsi anche indipendentemente dal ricorso
alle sostanze. Situazioni che spesso riflettono per non
pochi aspetti il rapporto con la droga: mi fa star male
ma ne ho bisogno, in una perpetua conflittualità
oscillante. Paura di perdere la persona o l'oggetto amato,
paura dell'abbandono, insicurezza (non di rado mascherata)
riguardo se stessi e la propria capacità di autonomia
sembrano, in questi casi, farla da padrone.
AA
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