Amfetamine
Il
brevetto delle amfetamine è del 1924 (anche se, a
quanto sembra, la sintesi originale risaliva già
al 1887), quando il Dr. Gordon Alles, impegnato nella ricerca
di un metodo per la produzione in laboratorio dell'efedrina
(sostanza di origine vegetale) si interessò a tali
sostanze, nell'ambito di un lavoro per la realizzazione
di nuovi farmaci stimolanti e dimagranti.
Nel
corso degli anni '30 le amfetamine furono adoperate
come farmaci nella terapia dell'asma, ma un uso ben
più consistente ebbe luogo durante la seconda
guerra mondiale, quando decine
di milioni di pastiglie di amfetamine furono
distribuite per incrementare l'efficienza militare
dei soldati in combattimento e
la produttività dei lavoratori nell'industria
bellica.
Nel
dopoguerra fu promosso l'uso di tali sostanze per trattare
la depressione, varie forme di astenia, l'obesità.
Fino ai primi anni '70, in Italia e in vari altri paesi,
le amfetamine (Simpamina, Methedrine, Pervitin) erano
liberamente disponibili nelle farmacie e diffuse presso
chi doveva impegnarsi in pressanti attività fisiche
e/o mentali.
Al
giorno d'oggi l'uso medico delle
amfetamine è praticamente inesistente,
salvo specifiche molecole per particolari indicazioni,
e tali sostanze sono sottoposte a misure restrittive.
Tuttavia, anche a causa della relativa semplicità di
produzione, sono piuttosto diffuse nei mercati clandestini.
Sono spesso presenti, inoltre, come sostanze da taglio
di LSD ed ecstasy.
Chimicamente
le amfetamine sono strutturalmente simili alla feniletilammina,
una sostanza presente nei tessuti animali e vegetali;
destro-amfetamina e meta-amfetamina sono le più attive
sul Sistema Nervoso Centrale umano.
Gli
effetti delle amfetamine sono qualitativamente simili
a quella della cocaina, ma
con una durata d'azione protratta. Da questo punto
di vista, infatti, le strutture nervose su cui le amfetamine
agiscono sono le stesse interessate dall'attività farmacologica
della cocaina. Entrambe le sostanze, seppure in modi
differenti, provocano l'incremento delle quantità disponibili
di dopamina (un importante neurotrasmettitore). Ciò determina,
indirettamente, la maggiore secrezione di adrenalina
e noradrenalina, sostanze che l'organismo produce naturalmente
in caso di forti emozioni, spavento, pericolo, sforzo
prolungato.
L'intossicazione
da amfetamine è, per molti aspetti,
simile a quella della cocaina: anche le amfetamine
sono potenti stimolanti del Sistema Nervoso Centrale,
la cui assunzione si traduce nell'incremento della
vigilanza e della capacità di concentrazione,
nell'accrescimento del senso di potenza fisica e
mentale, nella propensione all'attività fisica
e alla comunicazione verbale (spesso caratterizzata
dal repentino susseguirsi e accavallarsi di argomenti,
a discapito di qualsivoglia approfondimento) e nella
riduzione del sonno, della sensazione di fatica,
dell'appetito.
Come
per le altre sostanze, gli effetti delle amfetamine
variano a seconda delle modalità di assunzione,
che possono essere orali, inalatorie o endovenose.
In quest'ultimo caso gli effetti farmacologici dell'amfetamina
sono, a parità di dose, sensibilmente potenziati
e accompagnati da una violenta sensazione di calore.
Recentemente, soprattutto in Inghilterra, accanto a
polveri (da iniettare o "sniffare") e pastiglie o capsule
(da assumere per via orale), si riscontra la disponibilità di
amfetamine in "pasta", di cui aspirare i vapori previa
esposizione ad una fonte di calore. Tale modalità di
assunzione produce effetti paragonabili a quelli ottenibili
per via endovenosa.
Le
amfetamine producono dilatazione dei bronchi, aumento
del ritmo respiratorio ed hanno sensibili e pericolosi
effetti cardiovascolari, incrementando il ritmo cardiaco
e la pressione arteriosa. Provocano inoltre l'aumento
della temperatura corporea, la secchezza delle fauci
e l'irrigidimento della mandibola, nonché broxismo,
cioé la tendenza a digrignare i denti. Tipica,
a livello percettivo, la sensazione di accelerazione
e di "urgenza" delle cose che, associata all'inibizione
delle sensazioni della fatica, del sonno, della sete
e della fame, può indurre a notevole iperattività e
a stress inavvertiti.
L'uso
ripetuto di amfetamine determina dipendenza:
le sensazioni negative che si susseguono all'esaltazione
provocata dal consumo si traduce spesso in reiterazione
di dosi crescenti per via della tolleranza progressiva.
L'uso
cronico spesso viene attuato con ripetute assunzioni
seguite da fasi di "crollo" psicofisico, proporzionali
ai precedenti periodi di veglia forzata. In tali situazioni,
spesso, i consumatori ad alte dosi (soprattutto se
per via iniettiva) presentano un quadro clinico di
vero e proprio decadimento fisico (in relazione a stress
e malnutrizione). L'uso prolungato di amfetamine può causare
disordini seri nel ritmo veglia-sonno e può anche
evolvere verso manie di persecuzione, ossessioni, disturbi
paranoici in genere ed episodi psicotici. Studiosi
giapponesi hanno evidenziato l'incidenza di sintomi
schizofrenici in consumatori a lungo termine. Come
la cocaina, e forse con maggiore intensità e
durata, le amfetamine possono favorire comportamenti
aggressivi e, non a caso, insieme all'alcool sono piuttosto
diffuse negli stadi.
L'astinenza
da amfetamine si presenta dopo l'uso prolungato
ad alte dosi e consiste soprattutto in una severa
forma di depressione fisica e psicologica. La sintomatologia
inizia entro le 24 ore dalla sospensione del farmaco
e può persistere a lungo, anche mesi, pur
raggiungendo il suo acme nei primi 2 - 4 giorni.
L'astinenza, oltre a quanto già segnalato,
comporta irritabilità, ansia intensa, senso
generale di affaticamento e può anche tradursi
in idee suicide.
Anche
il rischio di overdose è correlato
all'uso di amfetamine, soprattutto, ma non soltanto,
per via endovenosa. Il quadro dell'overdose da amfetamine
comprende sintomi di tipo pschiatrico, neurologico
e cardio-circolatorio. Spasmi muscolari, tachicardia
e rapido innalzamento della temperatura corporea ne
sono segni caratteristici e nei casi estremi possono
sopravvenire collassi e morte. Particolarmente pericoloso
l'uso di amfetamine parallelo a prestazioni sportive
o in caso di severi impegni fisici, proprio per via
delle possibili complicazioni cardiache. Molto pericoloso,
inoltre, l'innalzamento della temperatura corporea,
specialmente in ambienti caldi e poco aerati (es. discoteche)
e in associazione all'inibizione della sensazione di
sete: la rapida disidratazione che ne consegue può condurre
al cosiddetto "colpo di calore" (ipertermia maligna)
e al collasso, a volte fatale e comunque non di rado
responsabile di gravi danni all'organismo. Altresì pericolosissima,
in tale contesto, l'associazione di bevande alcoliche:
mentre forniscono una falsa sensazione di dissetamento,
contribuiscono all'ulteriore innalzamento della temperatura
corporea e possono dunque precipitare gravissimi e
acuti eventi patologici.
Come
nel caso della cocaina,
anche per l'overdose da amfetamine non esistono specifici
farmaci antagonisti:
si può solo ricorrere a misure di sostegno,
come ad esempio la reidratazione.
Molto
rimarchevoli anche le ripercussioni dell'uso di amfetamine
sulla psiche e sul comportamento sociale delle persone,
come in ogni situazione in cui la dipendenza pregiudichi
la possibilità individuale di condurre la propria
vita con sufficiente soddisfazione emotiva e serenità.
Anche
la possibile emancipazione dall'uso di amfetamine richiede
notevole e autentica motivazione personale, nonché adeguate
opportunità sociali e modalità di sostegno
medico, psicologico, di auto-mutuo aiuto.