L'obiettivo
di trovare sostanze che possano sostituire la morfina,
nel campo dell'analgesia e dell'anestesia, impegna
da tempo ricercatori e imprese farmaceutiche. Ciò per
due fondamentali motivi. Il primo di carattere squisitamente "clinico":
quello di mettere a punto farmaci con spiccate proprietà antidolorifiche
che non comportino il rischio di indurre dipendenza.
Il secondo di carattere "politico-economico": non dipendere
dall'oppio per
la produzione di farmaci adeguati.
Tuttavia
l'obiettivo a tutt'oggi non può dirsi raggiunto
e, nonostante siano state prodotte moltissime molecole
per molti aspetti affini, la morfina rimane
ancora il principale farmaco per il trattamento dei
dolori di grave intensità e il punto di riferimento
e paragone per gli studi nel settore.
Tra
i farmaci di sintesi con
proprietà simili a quelle della morfina, ricordiamo
la meperidina (o petidina)
e il fentanyl. Alcuni
derivati di queste sostanze (designer drugs) sono
pervenuti al mercato clandestino con effetti in vari
casi disastrosi. Ad esempio, un derivato del fentanyl, il
3-metilfentanyl, è in grado di produrre sull'organismo
umano effetti migliaia di volte più intensi
di quelli della morfina.
In
generale, gli oppiacei alternativi e/o di sintesi
che hanno mostrato una qualche ragione d'uso nella
pratica medica, in relazione a specifici ambiti e
particolari configurazioni patologiche, sono solo
una dozzina. Fra questi (oltre ai già citati metadone e buprenorfina,
che vengono utilizzati anche per situazioni diverse
dal trattamento delle tossicodipendenze) si annoverano
la pentazocina, la codeina,
la destromoramide,
l'ossicodone, il remifentanyl,
il tramadolo, il destropropossifene e
altri. In ogni caso si tratta di sostanze affini
alla morfina,
seppur con diversi gradi di potenza e qualche specificità d'azione,
e ad essa più o meno simili anche per ciò che
riguarda la possibile induzione di assuefazione,
tolleranza e dipendenza.
Anche
per queste sostanze sono previste restrizioni d'uso
e procedure controllate che ne salvaguardino gli usi
propri in ambito sanitario, scoraggiandone l'inopinata
diffusione.