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InsiemeSenza droga, alcolismo e comportamenti compulsivi

 
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Ketamina, PCP, Khat, Ayahuasca, Ibogaina

 

La sintesi della ketamina risale al 1962. Tale sostanza è usata in medicina come anestetico (soprattutto per le ustioni gravi) e in veterinaria. Sul mercato illegale è presente in diverse forme: polvere, cristalli, pastiglie, capsule. Viene usata per via orale, sniffata o iniettata. La ketamina è un anestetico "dissociativo", i cui effetti sono molto variabili a seconda delle dosi: tra i 20 e i 70 mg produce effetti psichedelici, oltre i 70 mg procura una forte dissociazione mente-corpo (tipici i fenomeni di morte apparente) e a dosi superioi ai 120 mg produce anestesia totale. Il consumo di ketamina determina confusione, disorientamento, perdita del senso del tempo, insensibilità parziale o totale al dolore, difficoltà di coordinazione e della parola, sensazione di freddo, allucinazioni, nausea, vomito, rallentamento del ritmo respiratorio. Possibili gli episodi fatali di overdose, soprattutto in associazione con alcol.

 

Il PCP (Fenciclidina), sintetizzato alla fine degli anni '50, fu introdotto in anestesia nel 1963. Si tratta di un anestetico che agisce provocando dissociazione fra mente e corpo e dunque eliminando il dolore pur permanendo un certo grado di coscienza. Già nel 1965 l'uso clinico d tale sostanza fu proibito, a causa degli effetti determinati sui pazienti: terrorizzanti esperienze extra-corporee, deliri, stati confusionali, distorsioni sensoriali. Tuttavia la relativa semplicità di produzione ne determinò il rapido riapparire sul mercato illegale, dove il PCP si presenta in varie forme: pastiglie, polveri, capsule, liquidi. Il PCP viene generalmente ingerito, fumato o inalato. Particolarmente pericoloso è il suo uso per via iniettiva. Si tratta di un potente stimolante che altresì provoca notevoli alterazioni percettive e dello stato di coscienza. Il PCP può anche determinare difficoltà nell'articolazione del linguaggio e nella coordinazione motoria, sonnolenza, nausea, vomito, amnesie temporanee, allucinazioni, spasmi muscolari, convulsioni, paralisi, coma.Il suo uso prolungato può sfociare in uno stato confusionale permanente. I fenomeni di overdose possono tradursi in attacchi cardiaci e ictus cerebrali. I postumi dell'uso di PCP sono particolarmente pesanti: possono prolungarsi per vari giorni con forte affaticamento fisico, gravi alterazioni del ritmo veglia sonno, depressione, attacchi di panico, paranoia. Il PCP si accumula nelle membrane adipose del cervello e può determinare episodi di fashback a distanza di tempo, come l'LSD. Molto gravi possono essere le conseguenze dell'uso di PCP da parte di persone con fragilità psicologiche.

 

Il khat consiste nelle foglie e nei germogli della Celastrus Edulis, che crese nelle regioni meridionali dell'Arabia, nello Yemen, in Malati, in Zimbabwe, in Zambia e nelle regioni lungo il Nilo settentrionale. In queste zone la masticazione del khat era legata a pratiche religiose. Principio farmacologicamente attivo ne è il catinone , molecola simile a quella delle amfetamine. Gli effetti del Khat sono qualitativamente simili a quelli di amfetamine e cocaina, seppure più blandi, soprattutto per via della minore concentrazione nel materiale vegetale consumato. L'uso di Khat è prevalentemente limitato alle zone africane e asiatiche d'origine, tuttavia negli ultimi anni ha fatto la sua comparsa in varie metropoli statunitensi e anche in Italia. Il Khat perde rapidamente il suo potenziale psicoattivo, poiché il catinone in esso contenuto si degrada entro 48 ore dalla raccolta.

 

L'ayahuasca è una droga "mistica", consumata in forma di bevanda, che si ottiene dalla liana Bannisteriopsis caapi e dalle folie di Psycotria virdis. Tradizionale è l'uso di ayahuasca presso gli indigeni dell'amazzonia occidentale, soprattutto all'interno di pratiche sciamaniche. Da qualche tempo tale consuetudine è stata mutuata da alcune religioni "sincretiche" (che cioè combinano elementi di diverse religioni) che, attraverso il Brasile, tendono a diffondersi in altre aree (anche in Italia). L'ayahuasca contiene diversi alcaloidi farmacologicamente attivi, ma il principio fondamentalmente responsabile dei suoi effetti è la DMT (Dimetiltriptamina). Tale sostanza determina peculiari esperienze interiori ed effetti allucinogeni molto simili a quelli dell'LSD. La DMT è un potente inibitore dell'enzima MonoAmminoOssidasi e dunque, oltre alle controindicazioni generali, né è particolarmente pericolosa l'assunzione contestuale a farmaci col medesimo effetto.

 

L'ibogaina è l'alcaloide principale della Tabernanthe iboga, una pianta che cresce nelle zone occidentali dell'africa equatoriale, ove se ne pratica l'uso sacrale e divinatorio all'interno di culti sincretici. Tra il 1939 e il 1970 un preparato contenente ibogaina (Lambarene) fu commercializzato in Francia come tonico e stimolante. A basse dosi infatti l'ibogaina ha blandi effetti euforizzanti ed acuisce le sensazioni, modificando altresì l'autopercezione. Col crescere delle dosi si presentano effetti visionari e psichedelici. Le ripercussioni dell'ibogaina sull'organismo umano consistono in tachicardia, notevole sudorazione, secchezza della bocca, tremori, spasmi muscolari. L'ibogaina viene talvolta propagandata come rimedio per gli stati di tossicodipendenza. A tale riguardo una specifica società, creata e diretta da un ex consumatore di stupefacenti di New York, ne ha brevettato l'applicazione e ha operato in Olanda e a Panama (viste le restrizioni vigenti in altri paesi), mediante trattamenti del costo di 7.500 dollari. Nel 1991 il NIDA statunitense (Istituto Nazionale per l'Abuso di Droghe) ha preso in considerazione l'ibogaina nella prospettiva di valutarne la sicurezza e l'efficacia al'interno di possibili protocolli di trattamento. Nel 1993 la Dott.ssa Deborah Mash, della Scuola di Medicina dell'Università di Miami, fu incaricata dall'FDA (Food and Drug Administration) di sovrintendere alla sperimentazione. Nel 1995 è cessato ogni interesse del NIDA alla sostanza e al prosieguo del lavoro di ricerca, anche in relazione alla morte improvvisa di una giovane tossicodipendente olandese durante la cura.

Fiore di Iboga

 

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