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InsiemeSenza droga, alcolismo e comportamenti compulsivi

 
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Alcool etilico

 

La storia delle bevande alcoliche è plurimillenaria: la produzione di vino è documentata già su un papiro egizio del 3500 a.C. ed è probabile che anche prima di allora gruppi umani praticassero la fermentazione dell'uva. La distillazione dell'alcol ha anch'essa origini antichissime presso i popoli arabi, ma non è escluso che essi siano stati preceduti dai cinesi. Piccole quantità di birra durante la gravidanza erano consigliate alle donne dell'antichità, così come testimoniato da reperti archeologici. Il codice di Hammurabi (1700 a.C.), prima raccolta scritta di leggi emanate da uomini, puniva severamente i reati commessi in stato di ubriachezza.

 

Il culto di Dioniso, in Grecia, e quello di Bacco, nell'antica Roma, erano incentrati sul consumo di alcolici; bevande erano altresì offerte ai soldati prima del combattimento. I "symposia" erano occasioni celebrative di carattere culturale e ricreativo, tradizionalmente arricchite da banchetti durante i quali gli antichi Greci discutevano di politica, filosofia e altri argomenti tra un bicchiere e l'altro di vino, di birra, di idromele.

 

Fra le pagine della Bibbia la presenza del vino è ricorrente ed inoltre occupa un posto di assoluto rilievo nella simbologia cristiana, talché ancora oggi il calice eucaristico colmo di vino rappresenta il sangue di Cristo. Anche nelle tradizioni religiose Ebraiche il vino catalizza importanti funzioni simboliche.

 

Durante il XVI° secolo il vino assunse la denominazione di Aqua Vitae (acqua della vita), ciò in ossequio alla tradizione medievale che associava il vino alla salute e al benessere. Ma con la rivoluzione industriale, durante il XIX° secolo, il consumo di alcolici comincia a essere considerato anche da altre prospettive, sia per il rapido incremento della sua diffusione, sia per i sempre più frequenti casi di morte alcol-correlata. In questo stesso periodo inoltre gli alcolici assumono un grosso significato economico e vengono tassati in modo sempre più consistente. Durante gli anni '20 del secolo scorso, negli Stati Uniti fu varata la "dry law" (legge asciutta), che proibiva produzione e consumo di bevande alcoliche. Ben presto la criminalità organizzata si impadronì illegalmente del mercato e attraverso la produzione e il traffico clandestini i consumatori continuavano a essere riforniti. Il conflitto fra malavita e tutori dell'ordine divenne talmente aspro e diffuso da suggerire una campagna in nome della sicurezza nazionale per l'abrogazione della "dry law". Il che fu ottenuto.

 

In seguito, già nel 1940 la percentuale di bevitori di alcolici negli Stati Uniti era pari al 30% della popolazione e il 2% (sempre in riferimento alla popolazione complessiva) era costituito da bevitori con gravi problemi.

 

In Italia l'alcol è da tempo immemorabile parte integrante della cultura e dell'economia. Probabilmente ciò rende difficile considerarne anche gli aspetti insalubri e per gli stessi motivi la percezione sociale delle bevande alcoliche è molto diversa da quella riguardante altre sostanze capaci di indurre comportamenti di abuso e dipendenza. In ogni caso, si calcola che in Itala l'abuso di alcol sia responsabile di oltre 30.000 morti all'anno (EURISPES 2000) e che il problema attualmente riguardi circa 5.000.000 di bevitori (1 milione e mezzo di alcolisti ai quali vanno aggiunti 3 milioni e mezzo di consumatori che, pur non avendo sviluppato alcoldipendenza, manifestano danni fisici e/o psichici direttamente imputabili all'uso di bevande alcoliche, cioé i cosiddetti "bevitori problematici").

 

L'alcolismo, tra le dipendenza da sostanze psicoattive, è quella nei confronti della quale da maggior tempo vengono condotti studi di carattere scientifico. Fu Magnus Huss, professore di Medicina Interna dell'Università di Stoccolma, a coniare i termini "alcolismo" e "alcolista", già nel 1849. In seguito si sono sviluppati confronti e dibattiti, in sede scientifica, per giungere a una definizione generalmente condivisibile e accettata di tali termini. Nel 1960 Jellinek fu il primo a considerare l'alcolismo alla stregua di una malattia cronica addebitabile a vari fattori predisponenti (costituzionali, psicologici e sociali). Nel 1994, a Siena, durante la prima Consensus Conference sull'alcolismo, un gruppo di esperti italiani proponeva la seguente definizione: "l'alcolismo è un disturbo a genesi multifattoriale (bio-psico-sociale) associato all'assunzione protratta (episodica o cronica) di alcol etilico, in presenza o meno di dipendenza, capace di produrre una sofferenza multidimensionale che si manifesta in modo diverso nei vari individui". D'altronde, già a partire dagli anni '30, l'associazione Alcolisti Anonimi ha proposto al riguardo concetti oggi assolutamente compatibili con la prospettiva medica e da questa accettati, quali, fra gli altri, la concezione della dipendenza come malattia cronica, l'associazione di difficoltà caratteriali di fondo, l'incidenza delle relazioni interpersonali, la perdita di controllo e quindi la mancanza di limiti posti all'assunzione, l'incapacità individuale di fronteggiare il problema senza un adeguato programma di ricupero.

 

Attualmente i disturbi alcolcorrelati costituiscono motivo della gran parte dei nuovi ricoveri negli ospedali generali e psichiatrici, anche se non sempre (o meglio, nella minor parte dei casi) ci si orienta verso l'intervento di strutture, organizzazioni e personale con specifiche competenze alcologiche. Ai nostri giorni si assiste inoltre al progressivo ridursi del divario d'incidenza presso le popolazioni maschili e femminili: se in passato l'alcolismo riguardava prevalentemente gli uomini (in rapporto di 4 a 1), oggi, soprattutto fra i gruppi in più giovane età, la differenza tende a scomparire; dal 1970 in poi il consumo complessivo di alcol in Italia è sensibilmente diminuito (oltre il 25%), anche se è allarmante il dato in controtendenza (aumento dell'assunzione di alcolici) riguardante proprio la popolazione giovanile. A tale proposito ricordiamo che gli effetti dell'alcol causano la più alta incidenza di mortalità in Europa nei giovani tra i 15 e i 24 anni.

 

Ma che cosa è l'alcol?

 

L'alcol etilico (o etanolo) è una sostanza dalla struttura molecolare abbastanza semplice, che si ottiene mediante fermentazione di zuccheri o amidi di origine vegetale. Tale processo è determinato da specifici microrganismi. Accanto ai "fermentati" (vino, birra, sidro) esiste anche un'altra categoria di bevande alcoliche: quella dei "distillati" (grappa, whisky, ecc.). Il processo di distillazione, a partire dai fermentati, consente di eliminare progressivamente il contenuto di acqua ed inquinanti, fino a vari gradi di concentrazione. In tal modo si può ottenere anche alcol ad altissima gradazione per usi diversi da quelli alimentari.

 

Nell'organismo umano l'alcol viene assorbito molto rapidamente, in parte già dalla mucosa gastrica e poi da quella intestinale, senza subire processi digestivi. Sia attraverso il sangue che attraverso i canali digestivi, l'alcol perviene poi al fegato, dove viene metabolizzato tramite ossidazione, prima ad acetaldeide, poi ad acido acetico ed infine ad anidride carbonica ed acqua. Mediamente un individuo adulto può metabolizzare circa 15 grammi di alcol in un'ora; l'eventuale quantità eccedente rimane nel circolo sanguigno, raggiungendo i vari distretti fino ad attraversare la barriera ematoencefalica.

 

La presenza di 50 mg. di alcol in 100 ml. di sangue (alcolemia pari a 0,5%, in termini di grammi ogni 100 ml.) è il limite previsto, in Italia, dal codice della strada e dalla Legge 30 marzo 2001, n. 125, Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati. Con un livello di 150 mg/100 ml generalmente si manifesta un intenso stato di ubriachezza. Alcune variabili possono influenzare il raggiungimento di tali livelli: oltre alla quantità di alcol ingerita (naturalmente in proporzione alla concentrazione alcolica delle particolari bevande), sono significativi la differenza di sesso, la velocità di ingestione, l'assunzione a digiuno o a stomaco pieno, il peso corporeo, la quantità di fluidi presenti nell'organismo, le differenze individuali relative alla velocità di metabolizzazione.

 

A quest'ultimo proposito, cioé quello delle differenze individuali nel metabolismo dell'alcol, rivestono interesse alcuni studi dai quali si evince, in determinati individui e popolazioni del Sud-Est asiatico e dell'Estremo Oriente, l'incapacità di metabolizzare l'alcol(1). Per tali individui l'assunzione della sostanza comporta effetti poco gratificanti. Da questo punto di vista appare verosimile che, di converso, in situazioni opposte l'assunzione di alcol possa risultare maggiormente rinforzante determinando maggiore esposizione all'instaurarsi della dipendenza. D'altronde alcune ricerche indicano l'esistenza di co-fattori genetici nello sviluppo della dipendenza da alcol. Ad esempio è accertato che in molti casi gli alcolisti hanno consanguinei a loro volta alcolisti e che i figli di alcolisti sviluppano la dipendenza con maggiore frequenza (4:1) rispetto ai figli di non alcolisti, indipendentemente dalle condizioni ambientali di crescita. E' inoltre accertato che i figli di alcolisti mostrano, rispetto ai gruppi di controllo, risposte molto meno intense alle prime assunzioni di alcol.

 

Ad ogni modo, a proposito di variabili genetiche, soprattutto in relazione a fenomeni complessi e multidimensionali quali la dipendenza, è opportuno tenere ben presente che non si tratta di elementi per ciò stesso determinanti o coartanti nelle diverse situazioni particolari, ma solo di "fattori predisponenti", che possono cioé aumentare la probabilità di "aggancio" compulsivo , qualora si venga a contatto con la sostanza psicotropa.

 

L'alcol esercita significativi effetti sul Sistema Nervoso Centrale, primariamente come depressore dei centri cerebrali superiori: attivando tuttavia il rilascio di dopamina nel sistema limbico, l'effetto iniziale dell'alcol risulta stimolante e si traduce in allentamento della tensione, aumento della loquacità, accresciuta socievolezza, disinibizione, fino alla sensazione di onnipotenza. Non di rado l'effetto disinibitorio dell'alcol può condurre a comportamenti violenti.

 

Al crescere delle dosi gli effetti dell'alcol iniziano a interferire con i processi ideativi, con la coordinazione motoria, con l'equilibrio, con l'articolazione del linguaggio, e con la vista (per interferenza con i canali del calcio nella membrana delle cellule cerebrali). L'iniziale innalzamento del tono dell'umore lascia spazio, a questo punto, all'effetto deprimente che si traduce in sonnolenza, appannamento della vista, rallentamento dei riflessi, mancanza d'attenzione fino a depressione e isolamento.

 

L'alcol ha effetti ipnotici (induce il sonno) e attenua il dolore; svolge inoltre una funzione ansiolitica. Il sonno indotto dall'alcol presenta comunque delle differenze nei confronti di quello fisiologico, rispetto al quale è meno ristoratore.

 

I danni somatici e psichici arrecati dall'alcol sono molto consistenti e l'abuso prolungato ha ripercussioni negative diffuse praticamente su quasi tutti gli organi e i tessuti del corpo: cirrosi epatica, epatiti alcoliche, varici esofagee anche sanguinanti, gastriti e ulcere, polinevriti a carico degli arti, infarto cardiaco e ipertensione sono conseguenze frequenti. L'alcol determina danni al pancreas e alle ghiandole endocrine. Inoltre è causa di gravi forme di malnutrizione e di carenza di vitamine, soprattutto (ma non soltanto) del gruppo B, da cui derivano gravi ripercussioni sulla memoria (sindrome di Korsakoff). Come già accennato, l'alcol ha pesanti effetti sulle mucose gastriche ed è inoltre responsabile di caratteristiche formazioni cancerose (in particolare alla bocca, alla lingua, all'esofago e allo stomaco). Danni derivano anche per le cellule cerebrali, soprattutto nei lobi frontali, e da ciò possono determinarsi forme di atrofia e altre patologie strutturali e funzionali. Altre ripercussioni riguardano i vasi capillari e relative emorragie responsabili del rossore del volto (soprattutto del naso) di chi abusa di alcol.

 

Molto gravi le conseguenze di elevati consumi di alcol (ma talvolta è sufficiente anche una sola assunzione incontrollata) durante la gravidanza, che possono tradursi nella cosiddetta "sindrome alcolica fetale", consistente nel ritardato sviluppo e in malformazioni degli arti, del volto (significative tre caratteristiche facciali utili ai fini diagnostici: occhi piccoli, labbro superiore sottile e filtro sovralabiale indistinto - l'avvallamento mediano sovrastante il labbro superiore) e da cui possono altresì sortire gravi deficit mentali. Non rari anche i disturbi di deficit dell'attenzione associati ad iperattività - ADHD Attention Deficit Hyperactivity Disorder - manifestati da figli di madri bevitrici.

 

Le ripercussioni dell'alcol sulle condizioni nutrizionali sono particolarmente gravi, per diversi aspetti. In primo luogo le modificazioni prodotte sul Sistema Nervoso Centrale (diminuzione dell'eccitabilità sinaptica) determinano la soppressione dell'appetito e notevole riduzione della quantità, qualità e varietà dei cibi ingeriti. Parallelamente l'alcol svolge una funzione diretta sui processi digestivi: interferisce col metabolismo epatico, pancreatico e gastrointestinale determinando il malassorbimento, la scarsa utilizzazione e la facile escrezione di molte sostanze utili.

 

L'assunzione di alcol può condurre all'instaurarsi dei fenomeni di tolleranza e dipendenza, ciò in seguito a consuetudini prolungate, ma non necessariamente ininterrotte, di abuso. La condizione di dipendenza, una volta che si è stabilita (attraverso vari meccanismi fisiologici e psicologici) è caratterizzata dal bisogno smodato e incontrollabile di bere (il "craving" anglofono). In situazioni del genere gli individui, a meno di adeguate forme di aiuto e misure di sostegno, non riescono a smettere o a ridurre l'abitudine nonostante gli sforzi di astinenza.

 

La condizione di alcoldipendenza è inoltre collegata a specifici sintomi di carenza - sindrome di astinenza - che si manifestano contestualmente alla riduzione del livello di alcol nel sangue. In genere i sintomi di astinenza, in seguito alla brusca sospensione del bere, compaiono dopo 6 - 30 ore dall'ultima assunzione. La tipologia e l'intensità dei sintomi sono collegate al grado di assuefazione raggiunto. La cosiddetta Astinenza alcolica non complicata (AANC) ha inizio dopo 6 - 8 ore dall'ultima assunzione di alcol e la sua durata è proporzionale al precedente protrarsi della dipendenza. L'AANC può durare fino a una decina di giorni e si manifesta con disturbi gastrointestinali, ansia, tachicardia, ipertensione, tremori, irritabilità. L' Allucinosi alcolica (AA) può invece manifestarsi dopo 24 ore dalla sospensione del bere. Ai sintomi caratteristici dell'AANC in tal caso si aggiungono allucinazioni (visive e uditive) che conducono ad alterazioni comportamentali. Il terzo stadio di astinenza è il cosiddetto Delirio da astinenza alcolica (DAA) che può comparire a circa 48-72 ore dalla sospensione e che, oltre ai sintomi già descritti, può comportare convulsioni di tipo epilettico. Tale situazione può evolvere nel fenomeno conosciuto come Delirium Tremens, che si manifesta in alcolisti con una lunga storia di abuso. Il delirium consiste in una situazione di profonda confusione e disorientamento, con febbre, vivide allucinazioni (anche tattili), sudorazione, aumento della frequenza cardiaca, ipertensione. Situazioni del genere richiedono tempestiva assistenza medica in ambito ospedaliero, anche in considerazione dei rischi di arresto cardiaco. Da tenere inoltre presente che i sintomi di astinenza alcolica possono essere mascherati dal contestuale uso di benzodiazepine e manifestarsi dunque con ritardo, alla sospensione di queste ultime.

 

L'abuso di alcol comporta il rischio di overdose: l'assunzione di cospicue quantità in tempi ristretti determina infatti il "coma etilico" che può essere fatale per arresto della funzione respiratoria e di quella cardiaca. E' inoltre molto pericoloso assumere alcol contestualmente ad altre sostanze che abbiano supplementari effetti deprimenti sul Sistema Nervoso Centrale, quali gli oppiacei, i barbiturici, le benzodiazepine, la ketamina, il GHB e altre. In generale l'alcol non deve mai essere assunto con farmaci, poiché interferisce con l'assorbimento di questi nell'organismo potendo anche determinare la morte per avvelenamento.

 

La guida di veicoli e/o l'uso di macchinari e attrezzature che richiedono attenzione non sono compatibili con gli effetti dell'alcol, poiché questi ultimi pregiudicano in modo grave i tempi di reazione e la capacità di coordinazione psicomotoria. Studi della casa automobilistica BMW dimostrano che dosi di alcol a partire da 2 bicchieri di vino possono raddoppiare o addirittura quadruplicare il tempo di reazione che precede la frenata. Ciò comporta differenze dell'ordine delle decine di metri (anche molte decine) nell'arresto di veicoli che viaggino a velocità di 90 km/h o superiori.

 

L'uso e l'abuso di alcol hanno ripercussioni sulla sessualità: se è vero che a basse dosi le proprietà disinibitorie possono svolgere una funzione di facilitazione in tale ambito, va anche considerato che, dopo gli effetti iniziali, l'alcol agisce come vasocostrittore e ciò può causare difficoltà di erezione nei maschi. Inoltre l'abuso protratto di bevande alcoliche può condurre all'impotenza. A proposito di sessualità, va anche considerato che gli effetti disinibitori dell'alcol possono condurre a trascurare ogni precauzione relativa al possibile contagio di malattie infettive (AIDS).

 

Affrontare una situazione personale di alcoldipendenza richiede notevole impegno, reale consapevolezza del proprio alcolismo, profonda motivazione al cambiamento e il ricorso a misure di sostegno adeguate. Esistono gruppi di auto-mutuo-aiuto e di aiuto assistito con esperienza consolidata in grado di fornire agli individui strumenti e opportunità valide in questo senso. In generale è opportuno il ricorso a organizzazioni e a personale con specifiche competenze ed esperienza, sia sotto il profilo medico che dal punto di vista psicologico e relazionale. Anche per i congiunti di persone alcoldipendenti può rivelarsi molto utile il contatto con gruppi di auto-mutuo-aiuto e/o altre organizzazioni socio-sanitarie.

Grappolo d'uva

(1) Ciò è dovuto alla mancata o, quanto meno, all'insufficiente produzione dell'enzima acetaldeide-deidrogenasi, responsabile del secondo stadio dell'ossidazione dell'alcol etilico, cioé, come visto, quello che trasforma l'acetaldeide in acido acetico o, meglio, in ione acetato. Tale carenza provoca quindi un accumulo a livello epatico di acetaldeide, composto tossico i cui effetti sono responsabili della dispnea, delle vampate al volto, della tachicardia e, in generale, dello stato di malessere diffuso, manifestati da questa popolazione di bevitori. Su tale principio - ossia il blocco dell'enzima acetaldeide deidrogenasi - si basa l'impiego del Disulfiram, meglio noto con il nome commerciale di Antabuse™, prescritto frequentemente come avversativo all'assunzione di bevande alcoliche da parte di alcolisti in trattamento, durante le prime fasi di astinenza. (Torna al richiamo)

 

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